accadde…oggi: nel 1746 nasce Paolina Secco Suardo, di Luca Bani

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Nacque a Bergamo l’11 marzo 1746 dal conte Bartolomeo e da Caterina Terzi.

Affidata a un precettore di mediocre cultura, ebbe maggiori vantaggi per la sua educazione sia dai contatti con alcuni conoscenti del padre che, grazie all’esperienza acquisita al di fuori della piccola realtà bergamasca, la incoraggiarono ad aprirsi a una prospettiva più ampia, sia dalla successiva e duratura amicizia con Giuseppe Beltramelli, che fu suo segretario e l’aiutò nell’approfondimento degli studi verso i quali si sentiva portata.

Nel 1764 sposò il conte Luigi Grismondi, figura dalla personalità sbiadita che non ricoprì un ruolo particolare nelle successive vicende della moglie. I primi anni di vita matrimoniale trascorsero nei passatempi usuali della nobiltà dell’epoca: le conversazioni nei salotti, le feste organizzate in occasione di eventi come la fiera di s. Alessandro o il Carnevale, i cavalier serventi, ma tutto ciò non riuscì a diradare la noia di un ambiente culturalmente circoscritto e intellettualmente poco stimolante. Fu probabilmente questa la ragione che nella prima metà degli anni Settanta la indusse a costituire una compagnia filodrammatica nella quale avrebbe recitato lei stessa, seguendo una moda che era nata in Francia e aveva ben presto riscosso i favori delle nobildonne di molte città italiane. Non avendo però alcuna esperienza di teatro, si rivolse ad Alessandro Carli e a Gerolamo Pompei di Verona, presso i quali si recò per un breve soggiorno nel 1775 con l’intenzione di apprendere l’arte della recitazione e di raffinare la propria educazione poetica. Risultato di questo apprendistato teatrale fu la successiva messa in scena a Bergamo dell’Ipermestra di Antoine-Marin Lemierre, della Gabriella di Vergy di Dormont De Belloy e del Cid di Pierre Corneille.

Grazie alla passione per il teatro, iniziò a frequentare assiduamente Verona, ospite dei cugini Pompei, e al 1777 risale il soggiorno più lungo, motivato ufficialmente da ragioni di salute, ma in realtà dovuto al suo desiderio di maggior vicinanza a un ambiente letterario e a una compagnia elegante ben più vivaci di quelli bergamaschi. In questo contesto fiorì la breve relazione con Ippolito Pindemonte, che le dedicò poi, tra gli altri, i versi intitolati A Paolina Grismondi tra gli arcadi Lesbia Cidonia, e con il quale il sodalizio fu non solo sentimentale, ma anche poetico, come testimoniano le non poche liriche scritte da Secco Suardo in quei mesi, durante i quali sembra anche sia stato coniato il nome poi scelto per l’elezione in Arcadia, l’11 marzo 1779, favorita dai buoni uffici dello stesso Pindemonte.

Dopo quella in Arcadia, nel 1783 ci fu l’aggregazione all’Accademia di Fossano e a quella dei Catenati di Macerata, nel 1785 a quella degli Inestricati di Bologna e poi, nel 1792, a quella dei Dissonanti di Modena e all’Accademia Fiorentina; in anni diversi venne poi iscritta tra gli Agiati di Rovereto, gli Eccitati di Bergamo, gli Occulti di Roma e gli Affidati di Pavia.

Nel 1778 si recò a Parigi, metaforico punto di arrivo di un’evoluzione intellettuale e culturale che, partita con l’esperienza teatrale e approfondita con la frequentazione dell’ambiente letterario veronese, era pienamente sbocciata grazie al magistero di Gerolamo Pompei e alla relazione con Pindemonte. Tappe del viaggio furono prima Torino e poi Montbard, vicino a Digione, per conoscere Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, con il quale rimase in contatto epistolare. A Parigi fu accolta benevolmente da un gruppo di importanti intellettuali, letterati e scienziati (Lemierre, La Lande, Montigny, Dorat, Mercier, Boscovich, Diderot, Voltaire e infine anche Goldoni). Il contatto con il razionalismo sensista e con il clima di forte irreligiosità che caratterizzavano l’ambiente parigino, se da un lato la turbarono e la rafforzarono nella convinzione di una specificità morale dell’essere umano svincolata dalla sua determinazione biologica, dall’altro non le impedirono di gustare comunque i piaceri sociali e intellettuali della capitale francese.

Nel periodo successivo al soggiorno parigino, grazie proprio ai legami di amicizia stretti in Francia e all’ingresso in molte accademie italiane, si intensificò la corrispondenza con i maggiori letterati e artisti dell’epoca, come Aurelio de’ Giorgi Bertola, Melchiorre Cesarotti, Clementino Vannetti, Francesco Soave, Antonio Canova, e con gli intellettuali bergamaschi residenti in altre città: Girolamo Tiraboschi, Pier Antonio Serassi, l’architetto Giacomo Quarenghi. Di particolare interesse risulta il rapporto epistolare con Saverio Bettinelli, durato per ben diciannove anni, dal 1782 sino alla morte dell’interlocutrice, e all’origine, tra l’altro, delle Lettere di Diodoro Delfico a Lesbia Cidonia sopra gli epigrammi di Bettinelli (Bergamo 1788).

Gli anni Ottanta furono fervidi di componimenti lirici, perlopiù redatti per celebrare le innumerevoli monacazioni, nascite e nozze locali o nazionali, come il matrimonio della principessa Carlotta di Sardegna con il principe Antonio di Sassonia del 1780, ma a volte ispirati anche da eventi un po’ più rilevanti nella storia e nel panorama delle innovazioni tecnico-scientifiche che contraddistinsero il secolo dei lumi. Esempi ne siano le odi dedicate ai primi tentativi di volo dei fratelli Joseph-Michel e Jacques-Étienne Montgolfier a partire dal 1782, oppure il sonetto destinato a commemorare la resistenza della rocca di Gibilterra durante la guerra tra Gran Bretagna, Francia e Spagna del 1779-83. Sono circa ottanta le liriche della Secco Suardo a oggi censite, raccolte nell’edizione postuma Poesie della contessa Paolina Secco Suardo Grismondi tra le pastorelle arcadi Lesbia Cidonia (Bergamo 1820 e 1822) e tutte sostanzialmente rispondenti ai precetti della poesia classicheggiante prediletta dal gusto dell’epoca.

L’aspetto forse più rilevante della vicenda culturale di Paolina Secco Suardo rimane tuttavia quello legato all’attività del suo salotto, che operò come cauto centro di irradiazione delle idee illuministiche in terra bergamasca e come equilibrato motore propulsivo di una sicura sprovincializzazione della cultura orobica, contribuendo in tal modo, al di là delle intenzioni della contessa, a preparare gli intellettuali e parte dei nobili bergamaschi ai rivolgimenti del biennio 1796-97.

Emblematico risulta a tal proposito l’episodio dello scontro che nel 1782 vide contrapposti l’ex gesuita Luigi Mozzi, reazionario sostenitore dei metodi didattici tradizionali, e l’abate Lorenzo Mascheroni, vicino alle posizioni gianseniste e convinto assertore della necessità di introdurre nell’insegnamento della filosofia impartito nelle scuole del collegio Mariano di Bergamo materie scientifiche come la fisica, studiata con approccio galileiano e con metodologia matematica. Il ruolo del salotto della Secco Suardo in questa vicenda fu fondamentale per promuovere la posizione di Mascheroni, divenendo di conseguenza punto di riferimento imprescindibile per coloro che si sentivano pronti ad accogliere le tendenze progressiste provenienti tanto dalla lontana Francia quanto dalla vicina Milano. L’episodio contribuì anche a consolidare l’amicizia di Mascheroni, dalla quale nacque l’Invito di Dafni Orobiano a Lesbia Cidonia (Bergamo 1793), composto come omaggio alla contessa in occasione della sua visita all’Ateneo pavese.

L’attenzione che il salotto della Secco Suardo dedicò alle idee provenienti dalla Francia finì con il mettere in sospetto le autorità della Serenissima che nel 1793 incaricarono un confidente, Giovan Antonio Brocchi, di verificarne l’eventuale pericolosità, peraltro inesistente vista la prudenza con la quale le idee d’Oltralpe erano recepite e trattate. Non per nulla la contessa visse con ansia l’agonia della Serenissima, la rivoluzione bergamasca del marzo 1797 e la successiva unione della città alla Cisalpina: rivolgimenti dei quali stentò a capire le ragioni e che le fornirono uno spettacolo non sempre esaltante, anche se il colpo più duro le venne dal vedere tanti amici, come Beltramelli e Mascheroni, aderire con entusiasmo al nuovo corso democratico. Furono questi eventi, uniti a una salute sempre più precaria, che negli ultimi anni indussero Paolina Secco Suardo a staccarsi sempre più dalla vita pubblica e a riavvicinarsi alla pratica religiosa, dapprima vissuta solo formalmente e poi segno evidente di un progressivo ripiegamento ideologico.

Morì a Bergamo il 27 marzo 1801.