Requiem veneziano, di Nathan Marchetti, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

È stato definito il “nuovo Camilleri veneziano”, un complimento davvero importante per Nathan Marchetti, scrittore e musicista veneziano, al suo secondo giallo dopo “Giallo Venezia” che ha come protagonista ancora il commissario Enzo Fellini il quale deve dipanare la matassa di un’intricata serie di delitti che si svolgono “nella città più bella del mondo”, con le parole dell’autore, profondo conoscitore e innamorato della sua città che assurge al ruolo di prima donna anzi, per usare un termine del mondo musicale, di splendida solista.

Chi sarà questo misterioso Superuomo, così si firma l’assassino, che prende di mira cantanti liriche e poliziotti? Cosa lo spinge? Quali scheletri nell’armadio, quali fantasmi agitano la sua mente? È quello che il commissario Fellini cercherà di scoprire con l’aiuto della sua formidabile, affiatatissima squadra che è, per lui, come una famiglia; in questo episodio, però, Fellini vive un breve flirt che, per la sua ingenuità, avrà delle ripercussioni negative sul suo lavoro.

Vorrei tributare un ulteriore complimento a Marchetti per lo stile che in alcuni momenti diventa velocissimo perché fatto di brevissime frasi, talvolta solo parole, poste in verticale una dopo l’altra, che cambiano il ritmo della narrazione, da un andante si passa improvvisamente a un fortissimo che colpisce chi legge come se stesse ascoltando.

Concludo con queste riflessioni del commissario Fellini “il Canal Grande. Vuoto. I rii deserti. Le passerelle sature di gente. Effetto acqua alta. Per Venezia, secondo me, qualcuno dovrebbe scrivere un Requiem. Per Venezia che si inabissa. Che si spopola di quasi mille residenti l’anno. Un Requiem Veneziano…”: grazie a Marchetti per averlo scritto.