W. H. Auden a Chester Kallman, di Loredana De Vita

W. H. Auden: To Chester Kallman

Tutto solo ogni occhio piange

se l’Io Voglio non s’infrange.

Ma l’Io Voglio può cadere,

non avendo un senso che

basti a vincere l’Io So,

ma l’Io Voglio può cadere.

Così ogni Io s’incontra e cresce,

l’Io Sono è reso Io Amo,

l’Io Non Ho Io Sono Amato,

così ogni Io s’incontra e cresce.

Se l’Io Voglio non s’infrange,

tutto solo ogni occhio piange.

– W.H.Auden in “Outro Tempo, Relógio D’Água, 2003”

Oggi, più che una recensione a un libro, voglio proporvi una mia analisi a questa bellissima poesia di W. H. Auden “To Chester Kallman“, amico e amante del poeta britannico. La suggerisco perché è di particolare intensità e, sebbene apparentemente complessa da comprendere, contiene il succo della relazione tra le persone che, spesso, si lasciano tradire dal proprio Io e perdono la bellezza della condivisione della propria essenza con quella degli altri.
È una poesia lineare, appassionata, dove forse si rivela anche il significato dell’amore profondo che legava Auden al suo studente newyorkese Kallman, ma che trascende la loro relazione per rivelare il significato profondo di ogni relazione umana e della profondità di ogni possibile superamento dei limiti egoistici dell’individuo.
È una poesia che si ricostruisce come un circuito che cominci e finisca allo stesso punto, l’Io Voglio, ma modificandone, di più, capovolgendone l’obiettivo.
Cioè, se in principio l’Io Voglio guida il percorso delle scelte, la conclusione è che se l’Io Voglio non si abbandona all’amore per l’altro non può che infrangersi e perdere di valore.
Come è bello il verso in cui il poeta asserisce che “l’Io Sono è reso Io Amo“, ed è così, perché esistere significa amare (io sono=io amo).

L’inversione dei primi due versi e degli ultimi due oltre a richiamare lo stile del genere “ballata“, mostrano un inizio quasi doloroso di un destino di sofferenza e di solitudine (Tutto solo ogni occhio piange) che, però, ha una possibilità di mutamento e di speranza nella scelta di dare alla propria esistenza una svolta. La dimostrazione, forse, che la coscienza e la consapevolezza sono superiori alla volontà o, meglio, possono esserne la guida. Molto significativo il verso “I Am become I Love” dove apparentemente in inglese potrebbe essere considerato un errore la mancanza della “s” alla terza persona singolare del present simple, ma che, invece, non lo è perché la voce plurale del verbo si riferisce non a un solo Io sono, ma a tutti gli infiniti Io sono possibili. Di grande interesse dal punto di vista linguistico anche l’uso del verbo “overthrow” per indicare la caduta, il rovesciamento dei termini. Il poeta, infatti, non usa il verbo “to dash” o “To go to pieces” che indicano quasi la casualità dell’evento; “overthrow” indica la volontà non la causalità, una sorta di determinazione al fallimento e non una situazione in cui ci si ritrovi senza sapere come.
Ecco, una poesia bella e significativa, uno spunto per l’oggi che ci sfugge e per il domani che potremmo ancora costruire se abbandonassimo gli egoismi e ci abbandonassimo alla consapevolezza di ciò che ha senso amare.