accadde…oggi: nel 1967 muore Alice Dreossi

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Alice Dreossi nasce a Cervignano del Friuli (Udine) nel 1882.

Appartenente alla borghesia friulana, agli agi della sua condizione preferì Venezia e la sua prestigiosa Accademia di Belle Arti, dove si formò nei primi anni del Novecento sotto la guida di Ettore Tito e Guglielmo Ciardi. Venezia fu il primo incontro con una realtà artistica diversa e più aperta di quella locale del Friuli e di Cervignano, suo paese natale, dove peraltro amò sempre ritirarsi per dipingere scorci del fiume Aussa al variare di condizioni di luce e atmosfera. Conclusa la formazione accademica, nel 1907 entrò a far parte del Circolo Artistico Triestino e insegnò disegno nel Civico Liceo femminile a Trieste. Nel 1912, attratta dagli echi secessionisti, raggiunse Monaco di Baviera per spostarsi in seguito a Dachau dove trovò un valido maestro in Carl Hans Schrader-Velgen, uno dei fondatori del gruppo artistico “Die Scholle”. Gli aspetti principali del gruppo erano la pittura en pleìn air, l’amore per il paesaggio e per i temi naturali che trovavano in un nuovo rapporto con il mondo rurale e la natura circostante, autentica filosofia di vita. Rientrata in Italia poco prima dell’inizio della guerra, espose a Roma con il Gruppo “secessionistico” Probitas, nato da un contrasto interno con la conservatrice Società di Amatori e Cultori di Belle Arti, contro l’arte da Esposizione, l’eccesso di compostezza, misura, delicatezza e grazia. Durante la Grande Guerra si rifugiò a Firenze e poi a Genova, dove avvenne l’incontro con il pittore Cesare Maggi, di cui fu allieva per due anni e da cui apprese una pittura di vibrante cromia applicata ai temi dei paesaggi montani e delle larghe distese innevate. Negli anni Venti si trasferì definitivamente a Venezia dove frequentò la vita culturale della città. Qui nasce il suo interesse verso la teosofia. Espose in modo costante alle mostre di Ca’ Pesaro; si dedicò alle incisioni con Emanuele Brugnoli; partecipò alle Biennali Internazionali d’Arte del 1924, 1926 e 1935. Inoltre prese parte alle Esposizioni dì Belle Arti di Torino del 1927 e del 1928. A Bologna espose nel 1924 e 1927 alla Prima e Seconda Mostra del Paesaggio Italiano; a Udine presentò i suoi lavori in una personale nel 1924 e partecipò alle Biennali Friulane d’Arte del 1926 e del 1928. Negli anni Trenta partecipò alle Esposizioni regionali d’arte del Sindacato fascista a Udine e Padova, e negli anni Quaranta, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, si trasferì a Tarcento, ove si dedicò al paesaggio collinare friulano, con adesione al vero, ricerca del colore e dell’effetto di luce. Qui iniziò una semplificazione formale della composizione con figure appena abbozzate e pochi tocchi decisi di pennello. Ne sono un esempio i quadri in cui immaginò drammaticamente scene ambientate durante la Campagna di Russia, e dipinse verosimilmente un gruppo di Russi sul Torre. Finita la guerra si trasferì al Lido nella sua amata Venezia, dipingendo serenamente il Viale Grande, strade alberate e assolate, mercati rionali e fiori, con una tecnica sempre più semplificata, sicura e il prevalente uso di toni pastello. Dal 1955 si ritirò a Vicenza, in un pensionato; pur iniziando a perdere la vista continuò a dipingere. Ne è testimonianza una tra le ultime opere, l’autoritratto a ottantaquattro anni, in cui il colore si libera da ogni convenzione e gli occhi della pittrice sono avvolti in un limbo, segno drammatico della fine di una vita dedita all’arte. Morì a Udine nel 1967