accadde…oggi: nel 1995 muore Franca Ageno Brambilla, di Elisabetta Benucci

https://it.wikipedia.org/wiki/Franca_Brambilla_Ageno

https://accademiadellacrusca.it/it/contenuti/franca-brambilla-ageno-e-laccademia-della-crusca/7957

Non è stata ancora ripercorsa la storia delle relazioni, che vedremo molto importanti, fra Franca Ageno e la Crusca. Rapporto che ben si ricostruisce, oltre che sulle sue carte, anche con i documenti che si trovano nell’Archivio storico dell’Accademia e che sono stati inventariati da Giulia Marucelli8.

Qualche dato, allora, che poi approfondiremo: comandata giovanissima alla Crusca nel 1939, fu collaboratrice assidua degli “Studi di Filologia Italiana” (unica studiosa a pubblicarvi ben diciotto articoli fra il 1950 e il 1962), poi consulente dell’Ufficio filologico dell’Opera del Vocabolario fra il 1967 e il 1969, infine prima donna a essere ammessa nel Novecento come socia corrispondente nel 1970, poi accademica ordinaria nel 1990.

È dunque l’eccezionalità di questa personalità femminile nei suoi rapporti con la Crusca che qui vogliamo far emergere, poiché Franca Ageno risulta essere la prima donna a collaborare così strettamente con l’Accademia. È vero, nella seconda metà dell’Ottocento due donne erano state elette accademiche corrispondenti, Caterina Franceschi Ferrucci ed Ersilia Caetani Lovatelli: ma era stata solo un’elezione che aveva dato merito alla Crusca, per aver accolto finalmente donne in un consesso da sempre formato di soli accademici uomini, e lustro alle due signore. Di fatto non c’era stata alcuna relazione di lavoro fra queste studiose e la Crusca9.

Aveva ventisei anni Franca Ageno quando partecipò nel 1939 al concorso per un comando all’Accademia della Crusca, presso il Centro di studi di filologia italiana.

Originaria di Reggio Emilia, dove era nata il 27 maggio 1913, Franca Ageno si era laureata all’Università di Genova, sotto l’insegnamento di Achille Pellizzari e di Alfredo Schiaffini10. Insegnava già materie letterarie al R. Ginnasio “Colombo” di Genova e decise di tentare il concorso in Crusca. Il risultato, considerati i tempi, fu sorprendente e la studiosa risultò di gran lunga prima, come testimonia il verbale accademico dell’adunanza del 25 novembre 193911:

 

…dei quattro concorrenti il più meritevole è senza confronto la dottoressa Ageno Franca, le cui pubblicazioni, essendo di carattere critico a costituzione di testi, mostrano conoscenza della lingua antica e metodo sicuro; segue il dott. Caretti Lanfranco, che ha buoni titoli […]. Quindi l’Accademia designa per due posti (in attesa della nomina ministeriale) i proff. Ageno e Caretti.

All’epoca, Franca Ageno aveva pubblicato l’edizione Il Bianco da Siena. Notizie e testi inediti, frutto della sua tesi di laurea12; la tesi sul Bianco era uno studio critico condotto con un parallelo tra il modestissimo Bianco da Siena e Iacopone da Todi, “il più grande poeta, dopo Dante, e delle nostre origini”13.

Il Centro di studi di filologia italiana era, nel 1939, un’istituzione recente. Era stato infatti creato nell’estate del 1937, allo scopo “di promuovere lo studio e la edizione critica degli antichi testi e degli scrittori classici della letteratura italiana dalle origini al secolo XX”14. A dirigere il Centro era stato chiamato, nei primi mesi del 1938, Luigi Foscolo Benedetto.

In questo rinnovato fervore di studi filologici e linguistici (seguito all’interruzione dei lavori lessicografici del 1923), già nel settembre 1937 erano stati designati due comandati, Vittore Branca e Gianfranco Contini. Erano seguiti i comandi di Franca Ageno e di Lanfranco Caretti, che furono a disposizione del Centro dal 16 gennaio 1940 fino al 15 ottobre 1942.

Franca Ageno varcò la soglia di Palazzo Pucci, in via de’ Pucci al numero 4, ai primi di gennaio del 1940. Da circa un anno era questa la sede provvisoria dell’Accademia.

All’appena comandata Ageno, gli Accademici proposero di occuparsi di qualche testo molto antico, come stava facendo Vittore Branca, impegnato sul testo dell’Amorosa visione di Boccaccio. La studiosa subito si era dichiarata disponibile a tentare l’edizione di Iacopone da Todi come si legge nel verbale dell’adunanza accademica del 5 febbraio 194015.

Trasferitasi a Firenze per il suo nuovo incarico, Franca Ageno aveva trovato un alloggio in un educandato di via Borgo Pinti, al numero 15 [6], vicino alle più importanti Biblioteche della città, dove giornalmente si recava a studiare. Con quella passione e meticolosità che contraddistingueranno sempre i suoi studi di filologa e di linguista, affrontò il lavoro che le era stato assegnato e che si concretizzerà, più di dieci anni dopo, nel 1953, nell’edizione Laudi, Trattato e Detti di Iacopone, per i tipi di Le Monnier, ma anticipata da diversi saggi preparatori pubblicati in riviste16.

A Firenze Franca Ageno ebbe occasione di conoscere i grandi rinnovatori del dantismo italiano e i fondatori della nuova filologia italiana – Barbi, Mazzoni, Busnelli, Vandelli, Maggini – e strinse saldi legami di amicizia con alcuni giovani colleghi, soprattutto con Contini e con Branca, il quale la ricorderà “coi grandi occhi azzurri fissamente intenti su codici”, al lavoro “sui banchi delle più severe e ricche biblioteche e al Centro di filologia italiana dell’Accademia della Crusca”17.

Intanto la filologa si era unita in matrimonio con Arturo Brambilla, insegnante, scrittore, amico caro di Dino Buzzati. Secondo le leggi di quel periodo, Franca Brambilla Ageno aveva anche ricevuto il “premio di nuzialità disposto dal Duce” per gli insegnanti, 4.000 lire con “vaglia cambiario emesso dalla Banca di Italia”, che l’Accademia le aveva consegnato18.

I due sposi si erano stabiliti a Milano. Franca Brambilla Ageno si vedeva suo malgrado costretta a rinunciare all’esperienza fiorentina che tanto la gratificava per poter stare vicino al marito. Aveva anche cercato di trovare un compromesso, proponendo all’Accademia di poter continuare gli studi tanto amati, senza risiedere a Firenze. L’Accademia, pur riconoscendo i meriti della studiosa, non aveva accettato.

La decisione era stata presa ed era definitiva. Accanto al breve biglietto con il quale annunciava la sua rinuncia, Franca Brambilla Ageno sentì la necessità di scrivere una lettera, con la sua chiara ed elegante grafia, a Luigi Foscolo Benedetto, che tanto l’aveva sostenuta e lodata nel suo incarico19:

 

[…] Mentre Le esprimo il mio rincrescimento, molto vivo, di aver dovuto rinunciare a far parte del Centro, presso cui lavoravo con vero entusiasmo, ringrazio ancora una volta Lei delle benevolenza con cui mi ha accolta e trattata, e degli aiuti e dei suggerimenti preziosi di cui mi è stata larga durante i mesi del mio soggiorno fiorentino, e La prego di scusarmi se, involontariamente, posso averLe procurato qualche fastidio.
Continuerò certamente a lavorare intorno all’argomento che mi era stato assegnato, e se, a guerra finita, potrò tornare qualche volta a Firenze, a consultare i “miei” manoscritti, spero che potrò venire a salutare Lei, che tanto ha fatto per me in questo periodo.

Non poteva, e non doveva, essere un “addio” alla Crusca e alla filologia dell’Accademia. E infatti alcuni anni dopo, Franca Brambilla Ageno diventerà per un certo periodo la più assidua collaboratrice degli “Studi di Filologia Italiana”, la prestigiosa rivista che l’Accademia pubblicava fin dal 1927.

Ben diciotto, infatti, sono gli scritti che Franca Brambilla Ageno pubblicò fra il 1950-1962 negli “Studi di Filologia Italiana”, a sottolineare l’affermazione non comune di questa studiosa in un periodo del Novecento, caratterizzato da un quasi deserto di presenze femminili nella filologia e nella linguistica