Una valigia di carne, di Maurice Sachs, Via del Vento edizioni, recensione di Daniela Domenici

Questo nuovo libriccino della serie “ocra gialla – testi inediti e rari del Novecento” della casa editrice pistoiese Via del Vento ci propone “Una valigia di carne” di un autore francese di cui, lo ammetto, non avevo mai sentito parlare: Maurice Sachs, pseudonimo di Maurice Ettinghausen, nato a Parigi nel 1906 e ucciso in Germania nella primavera del 1945 da un soldato della Gestapo.

Il curatore Antonio Castronovo ci racconta qualcosa di lui nella postfazione intitolata “L’apologia del male”…un autore di un’opera di qualità ineguale e di non alta risonanza nella letteratura francese…riuscito a lasciare un segno efficace nelle tappe autobiografiche, libri da cui sprigiona la figura dell’arcangelo malefico che Sachs fu, uomo di vita censurabile ma dal cui racconto affiorano isole liriche di avvolgente stoffa letteraria…”; e conclude “il sapore che alla fine ci resta…è quello della perversione: a quale grado di ignominia possa giungere un uomo ossessionato da se stesso, una mente che si compiace della malafede più disgustosa…fece della sua opera una fluida, a tratti stilisticamente gradevole, apologia del male”.

Sachs è stato amico e amante dell’intellighenzia gay parigina, da Jean Cocteau ad André Gide, ha scritto molto ma soltanto tre del sue opere sono state pubblicate in vita; nel frattempo, ha vissuto di espedienti, di truffe, di traffici di argenterie e gioielli, di furti in casa di amici e anche prostituendosi; a tutto questo ha alternato periodi di mortificazione e di tentativi di inclinazione alla virtù. Ed è questo che viene raccontato da Sachs senza falsi moralismi, con disarmante sincerità in questo libriccino edito da Via del Vento.