accadde…oggi: nel 1802 nasce Marianna Bacinetti Florenzi Waddington,di Armando Plebe

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Nata a Ravenna il 9 nov. 1802 dal conte Pietro e dalla contessa Laura Rossi, sposò nel 1819 il marchese Ettore Florenzi, dal quale ebbe un figlio, Ludovico. Nel 1821 conobbe il futuro re di Baviera, il principe Luigi, il quale, entusiasta di lei, la condusse a Monaco, dove la B. restò in grande amicizia prima con Luigi, poi con suo figlio Massimiliano. L’amicizia con Luigi I di Baviera fu decisiva per la sua formazione culturale. A Monaco, infatti, la B. intraprese lo studio del tedesco, che approfondì poi sempre di più; e ivi conobbe lo Schelling, il filosofo che maggiormente influì sul suo pensiero.
Il nome della B. fu conosciuto nel mondo della cultura con la traduzione del Bruno dello Schelling, la cui pubblicazione subì parecchi intralci.
La B. aveva chiesto di farne la prefazione al Mamiani, allora a Parigi, ma la censura austriaca non la gradì e soltanto dopo parecchie vicende la traduzione poté apparire, nel 1844, a Milano presso Oggioni. Allo Schelling la traduzione piacque molto, e il carteggio tra la B. e il filosofo si fece sempre più interessante. Per questo, esaurita la prima edizione dell’opera, Le Monnier prese l’iniziativa di farne una seconda ampliata, in cui apparisse anche qualcosa dell’importante carteggio con lo Schelling. Dopo molte esitazioni, la B. si decise, e la seconda edizione apparve nel 1859. In essa comparvero tre lettere dello Schelling, il quale inoltre affidò appositamente alla B., perché venisse aggiunto in traduzione all’appendice del volume un suo manoscritto contenente un breve riassunto del secondo stadio della sua filosofia idealistica. Intanto il carteggio filosofico tra la B. e lo Schelling aveva ormai raggiunto molta notorietà in Europa, come è dimostrato dal fatto che la lettera dello Schelling alla B. del 16 nov. 1845 intorno alla traduzione del Bruno fu pubblicata in francese da Louise Colet nel suo libro L’Italie des Italiens, II, Paris 1864, p. 215.
La B. intanto, tornata dopo alcuni anni in Italia, si era stabilita a Perugia, dove prese parte attiva alla vita politica, schierandosi a favore dei gruppi liberali. Dopo aver partecipato ai moti del 1831, accolse in casa sua alcuni patrioti che in essi si erano compromessi. La dimora in cui la B. risiedeva a Perugia, cioè la villa detta Colombella, divenne così a poco a poco uno dei ritrovi abituali dei patrioti perugini, oltreché di scrittori e studiosi. La B. sembra sia stata anche l’autrice di alcuni opuscoli volanti diffusi fra il 1850 e il 1860: L’Austria in relazione all’Italia, Sulle cose attuali d’Italia e Stato attuale della Francia. Nel 1833 la B. era rimasta vedova, e nel 1836 aveva sposato il cavaliere inglese Evelino Waddington, che fu figura di rilievo del Risorgimento in Umbria e più tardi sindaco di Perugia.
L’attività politica e filosofica della B. fu malvista dal governo papale, che ostacolò la pubblicazione dei suoi scritti. Le Lettere filosofiche non poterono essere pubblicate in Italia, e furono edite a Parigi, senza data, ma probabilmente nel 1848. Neppure così ella poté sfuggire all’Inquisizione romana, che proscrisse subito il volume delle Lettere. Secondo quanto dice il Fiorentino, la B. dovette sopportare a lungo, sino agli ultimi giorni di vita, le continue pressioni delle autorità ecclesiastiche, affinché ritrattasse le sue idee e le sue opere.
Col procedere degli anni, la B., pur continuando ad essere entusiasta ammiratrice e divulgatrice dello Schelling, finì sempre più col propendere verso la filosofia hegeliana. Questi nuovi interessi speculativi la portarono ad avvicinarsi al Cousin, col quale strinse un’amicizia filosofica molto sentita. Ben presto ella ebbe anche col Cousin un intenso epistolario, e sei lettere, scritte fra il 1862 e il 1864, vennero rese pubbliche sulla Rivista europea, nel 1870: esse sono interessanti per la conoscenza dei rapporti tra la filosofia italiana e quella francese.
Anche col Mamiani la B. continuò a rimanere in continui rapporti epistolari. Queste lettere furono rese pubbliche, in parte, in una rivista umbra apparsa nel 1870 a cura di Carlo Fallarigo, L’Umbria e le Marche. Dal Mamiani però la B. rimase sempre fortemente lontana a causa della diversità dei loro indirizzi filosofici.
Morì a Firenze il 15 apr. 1870. Dopo la morte, la figura della B. dovette la sua rivalutazione, nell’ambito della filosofia, a Giovanni Gentile, che ne rilevò il contributo dato al dibattito intorno alla filosofia idealistica, se non la originalità speculativa.
Opere: traduzione del Bruno di Schelling, Milano 1844; Pensieri filosofici,Firenze 1840; Lettere filosofiche, Parigi s. d. [1848?]; Confutazione del socialismo e comunismo, Firenze 1850; Filosofemi di cosmologia e di ontologia, Perugia 1863; Saggi di psicologia e di logica, Firenze 1864; Saggio sulla natura, ibid. 1866; Saggio sulla filosofia dello spirito, ibid. 1867; Dell’immortalità dell’anima umana, ibid. 1868.