Cadaveri e tacchi a spillo, di Luisa Ferrari, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

Splendidamente misteriosa questa prima indagine torinese del commissario Aurelio Baldanzi creata da Lusia Ferrari, anatomopatologa genovese in servizio a Torino, città nella quale esiste un importante museo all’interno del quale l’autrice ha ambientato questo suo delizioso romanzo la cui vicenda di strane sparizioni di alcuni professori avviene nel periodo di Natale.

I miei più calorosi complimenti a Ferrari in primis per la formidabile fantasia e per i perfetti intrecci di storie, con flashback sul periodo precedente il secondo conflitto mondiale, dei vari protagonisti che vengono definiti, in modo assolutamente originale, solo con un aggettivo, dal professore Buono a quello Esimio e così via, un escamotage inedito che permette di non distrarsi con troppi cognomi.

Bravissima nella caratterizzazione psicologica del commissario, del suo simpaticissimo vice Di Gennaro, della bibliotecaria Ornella e, nelle ultime pagine, del commovente Oreste, complimenti vivissimi per come riesce a farli emergere nella loro individualità.

Davvero perfetto lo stile narrativo, ricco e variegato, una perla rara (qui parla la editor e correttrice di bozze); l’autrice, forse in modo inconsapevole, lascia anche deliziose tracce del suo essere zeneise con alcune parole e modi di dire che colorano ulteriormente la sua narrazione (e qui parla la zeneise d’adozione…).