piangere per il dolore dell’altra/o, di Loredana De Vita

Mourning for Other’s Pain

Ci vorrebbe un po’ più di sensibilità. Vedete, la morte è la morte e il dolore è il dolore, ma ci sono alcuni modi di morire che sono disorientanti, un attentato, per esempio, una violenza, una malattia che colpisca qualcuno di sanissimo e che, improvvisamente si spegne. Voglio dire che ogni vuoto di morte è un vuoto grande, ma il vuoto che ci sta circondando in questo periodo dovrebbe farci riflettere, perché è un vuoto che può essere ridotto con la responsabilità di tutti. È vero che il Natale non deve spegnersi perché c’è il Covid, in questo caso dovrebbe spegnersi per sempre a causa dei troppi morti innocenti nel mondo, ma il lutto che ci circonda è un lutto che dovremmo portare tutti dentro anche se non ci ha colpiti in prima persona. Non intendo che si debbano portare segni di lutto, né che non si debba fare l’albero o pensare a celebrare, ma vestirsi di responsabilità e incarnare il dolore dell’altro in modo che la smania delle feste non ci faccia dimenticare le tante sedie vuote attorno a quei tavoli che non vestiranno le tovaglie ricamate né accederanno le luci di un albero senza più decorazioni. Non intendo che non si debba sorridere e inneggiare alla gioia, ma pensare a tutelare la vita e gioire della sua bellezza senza mettersi a rischio o mettere a rischio la vita di chi ci è accanto. In fondo è un sacrificio piccolo rispetto a quello di coloro che, accanto a quelle sedie vuote, non hanno più lacrime da versare né sorrisi da accendere nei loro sguardi.