accadde…oggi: nel 2006 muore Cesarina Seppi, di Mariapia Ciaghi

http://www.ecodelledolomiti.net/Num_2/Num_2_Ita/Eco_2_11_ita.htm

Nel novembre 2001, il gallerista Michele Caldarelli la invitò a partecipare a Como alla mostra Tempo & Tempo. Come percepisce lei lo scorrere del tempo? Qual’è il Tempo di un’artista?

L’artista tende a perfezionare e scartare incessantemente le sue creazioni precarie, osserva la sua nuova opera senza certezze al suo destino futuro. Si gioca con il tempo, lo si fa proprio, si trasforma il variegato mondo di forme, colori e suoni che lo spazio circostante ti offre per costruire universi paralleli e accedere ai recessi della creazione. Percepisco lo scorrere del tempo quando cala l’oscurità; allora ascolto il silenzio ma mi manca la luce del giorno. La fine della creatività può trovare consolazione nella vita autonoma che le opere già prodotte possono continuare a vivere, indipendentemente dai loro autori. La creatività è seme di ulteriore creatività, è stimolo e vibrazione che si compie solo nell’attimo del godimento.

Nel febbraio 2003, lei inaugurava in piazza Cesare Battisti in Trento la sua scultura “Fiore lunare”, donata alla città in memoria del poeta trentino Marco Pola .

Il lavoro l’ho fatto in memoria di Marco Pola, poeta, incisore, che ha fatto molto per gli artisti trentini del ‘900 dopo la guerra. Lo ricordo quando ci si incontrava al Circolo del Cavallino Azzurro e lui era solito scrivere e disegnare sui tavoloni di pietra. La scultura è in courtein, volevo sperimentare un nuovo materiale. Quello che esplode sopra è la poesia, sotto l’uomo; una tensione che vive nell’espressione che non vuole indicare né descrivere ma dichiarare una presenza. Protesa verso luoghi dove ci parlano le voci di dentro, ognuna sola col proprio universo di figure, non una voce ma pensieri non detti, concepiti e assimilati nel tempo, nella riflessione, dove prende origine la fiducia verso la fantasia, un contributo della finzione estetica, una possibile e difficile opportunità di innamorarsi sempre del presente. E’ stato un traguardo importante dopo due anni di duro lavoro, su e giù da Verona, raggiunto con tutto l’impegno, la fatica, ma superati serenamente nella volontà di offrire alla collettività, alla mia gente, un simbolo, una testimonianza di quella presenza sempre viva nella nostra storia trentina.

In occasione dell’inaugurazione lei ringraziò i numerosi amici di questa terra di montagna e la voce delle montagne. Cosa le ha suggerito questa voce ?

I ricordi più significativi della mia vita sono vincolati alle montagne. Tutte le mie forme vengono dalla montagna. Io ho interpretato la montagna a modo mio, come un personaggio; è stata una battaglia per capirla, dovevo scalarla, calpestare la terra. Amavo raccogliere fin da piccola le pietre più strane, i fossili che si possono trovare sulle dolomiti nell’Ampezzano come il megalodonte, spesso incastonato nei banchi massicci di quelle rocce e nelle falde detritiche sulla base delle pareti, testimone di una genesi ancora così viva e tangibile. Ero incantata dalle imponenti guglie delle montagne trentine, dai ghiacciai, dalle sorgenti cristalline. Quando vedo una montagna davanti a me è lei che domina, viva e misteriosa, con tutto l’incanto di cui si veste nei colori delle diverse stagioni. Tutte le sculture partono dalla montagna, anche fiore lunare.

Da quali necessità espressive elabora uno studio sulla luce? Ricordiamo tra le sue opere “Prime luci”, “Cronaca di un paesaggio”. Quali le tecniche esperimentate?

Nasce da una esigenza tutta interiore, un bisogno di trovare il modo per esaltare le interiori risonanze cromatiche rendendole indipendenti dalle condizioni della luce ambientale, isolandole da essa e ricrearne l’anima. La luce penetra negli elementi che ci circondano, li oltrepassa e va oltre; non è solo un percorso visivo ma pure uditivo, prende tutta la parte emozionale, ne sono coinvolti tutti i sensi. La necessità di riproporre attraverso la somma delle rifrazioni quel chiarore che ho potuto intravedere tra i larici, tra gli abeti con i rami in controluce, penetrare lo spazio, le pareti, la roccia attraverso la luce , strutturare con la luce le figure. Sono sempre stata interessata a sperimentare tutte le tecniche e i materiali per poter approfondire e arricchire il mio linguaggio artistico, dalla pittura al mosaico, alla vetrata. Nel 1965 ho intrapreso i primi lavori con i metalli eseguendo bassorilievi e tecniche miste con alluminio e ottone, poi, a partire dagli inizi degli anni settanta, sono passata alle sculture in acciaio inox e collages molati e colorati illuminati dall’interno e alla scultura in bronzo. Il courtein, materiale usato generalmente per le costruzioni l’ho voluto esperimentare con fiore lunare, poiché questa lega mi sembra assai interessante per la sua caratteristica di “squamarsi” come la corteccia di un albero fino a quando non raggiunge lo stato di stabilità.

Lei si è sempre mostrata attenta alle esigenze della sua città. Cosa significa per lei impegno artistico?

Compete al poeta, all’artista approfondire il problema umano sotto tutte le sue forme, ed è proprio la condotta del suo spirito ad avere in questo senso una capacità potenziale di mutamento del mondo. Il messaggio lo continuano a dare le montagne. Io ho cercato di trasmetterlo cercando di interpretarle.