accadde…oggi: nel 2013 muore Maria Giulia Cocco, di Graziella Massi

Donne di Sardegna: Maria Cocco. La paladina delle donne

2020 – Maria Cocco, paladina della magistratura al femminile, dovette battersi per l’ammissione delle donne all’esercizio di tutte le professioni, impieghi e cariche in ogni settore della pubblica amministrazione.
Le donne che oggi svolgono servizio in magistratura lo devono a lei. Potevano votare ed essere elette, ma non sedere in giuria; diventare ministre o sottosegretarie ma non funzionarie; entrare nelle aule di tribunale da avvocate ma non da magistrate; rappresentare l’Italia come Presidente della Repubblica ma non come diplomatiche.
Finché non arrivò a Montecitorio una donna sarda che cambiò le cose.

Era il 1963 e lei si chiamava Maria Giulia Cocco, nata a Domusnovas (CI) nel 1916. Cresce nel periodo del fascismo ma in famiglia respira aria cattolica, antifascista. A 19 anni frequenta l’Università di Cagliari, siede in aule dove le donne erano in netta minoranza. Si laurea poi a Roma in lettere classiche. Nonostante l’apparente consenso al regime, tra la gente dell’Urbe nota malcontento, fame e sofferenza che risvegliano in lei la volontà di operare per gli altri, di sanare ingiustizie sociali, di battersi per l’emancipazione femminile.
L’incontro con Maria Federici, veterana della DC e membro dell’Assemblea Costituente, rafforza il suo interesse per la politica. Tornata in Sardegna, diventa rappresentante nell’Isola dei CIF (Centri Italiani Femminili). L’impegno a favore delle donne l’accompagnerà per tutta la vita. Nel 1958 si candida nelle liste della DC e viene eletta alla Camera dei Deputati. Gli anni dell’apertura a sinistra della DC di Aldo Moro favoriscono l’approvazione di una legge scritta e presentata da Maria come membro della Commissione Giustizia, Lavoro e Previdenza Sociale. Partendo dall’assunto dell’art. 51 della Costituzione Italiana che “tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”, la proposta di Maria chiede di garantire alle donne l’accesso a qualsiasi carica e, in particolare, alla magistratura.
Era impossibile allora concepire una magistrata e molti, compreso il futuro Presidente della Repubblica Giovanni Leone, giustificarono la loro avversione con l’eccessiva sensibilità delle donne, con i loro limiti derivanti dalla sindrome mestruale o dalla menopausa e, ancor di più, limiti dovuti alla maternità.
Nonostante le avversità politiche e sociali – non fu facile confrontarsi anche con stereotipi come quello di una donna in pantaloni che si inerpica a cavallo in montagna per constatare un crimine – nel 1961, grazie ad un suo emendamento, le donne cominciarono ad entrare nelle aule di tribunale nei ruoli di cancelliere e segretarie giudiziarie. La strada della magistratura si era aperta anche alle donne!

Maria Cocco continua la sua battaglia; presenta nel 1962 una proposta di abrogazione di un articolo della legge 1176 del 1919 che recita: “le donne sono ammesse, a pari titolo degli uomini, ad esercitare tutte le professioni ed a coprire tutti i pubblici impieghi, TRANNE per quelli che implicano poteri pubblici giurisdizionali, o l’esercizio dei diritti o potestà politiche, o che attengono alla difesa militare dello Stato”.
La proposta passa alla camera. Maria, prima della presentazione in Senato, si reca dal Ministro Medici con una delegazione di donne, fra cui molte esponenti della sinistra, per chiarire alcune riserve da lui esposte in commissione. La risposta, senza mezzi termini, fu “l’unico modo in cui si può immaginare una pelle d’ermellino al collo di una donna, non è nella magistratura, ma su un abito elegante”.

Maria non si lascia intimorire, certa che la sua proposta passerà. Il 6 marzo 1963 è legge. Le donne possono finalmente accedere alla magistratura. Oggi, a distanza di quasi 60 anni, le magistrate sono più del 50%. Maria Cocco restò in Parlamento fino al 1976 ricoprendo incarichi da sottosegretaria alla Sanità e alla Pubblica Istruzione. Fece l’ultima apparizione a Montecitorio nel 1990 per un convegno internazionale
sulla condizione delle donne in Europa. In quella occasione dichiarò “Perché non individuiamo i valori portanti dell’umanità? Allora non ci saranno più contrapposizioni tra uomini e donne”. Maria Giulia Cocco continuerà a combattere per i diritti delle donne fino alla fine – muore a 96 anni nel gennaio 2013. La sua preziosa eredità continua a dare frutti.

57 anni dopo l’approvazione della legge di Maria Cocco, questa settimana, per la prima volta nella storia della magistratura, è una donna la nuova Procuratrice
Generale a Milano, eletta dal “plenum” del CSM. Si tratta della prima donna a ricoprire questo incarico. Tuttavia, lunga è ancora la strada per la parità di genere in magistratura – le donne costituiscono la maggioranza dei giudici, ma gli incarichi direttivi, in 3 casi su 4, sono ancora in mano ai maschi. La legge c’è, grazie ad una donna che credeva nel valore femminile ed ha lottato perché divenisse un
bene sociale. Più lento e ancor più difficile sarà la demolizione della cultura patriarcale, ancora così radicata nella nostra società, che necessita di un imponente impegno comune.