più urlano più io percepisco il silenzio, di Loredana De Vita

The More They Scream the More I Perceive the Silence

Sì, più urlano più io percepisco il silenzio, perché quelle urla sgraziate e senza senso che si sovrappongono le une alle altre non come segno di sofferenza o denuncia, ma per il solo gusto di farsi sentire e sovrapporsi agli altri, non sono voci ma disgrazie, non sono percorsi ma frane.
Il silenzio, allora, racchiude un significato più forte e più forte deve essere la sua voce come la voce del dissenso contro ogni aggressione verbale o non verbale che vuole spaventare gli esseri umani e renderli simili a tenere caprette che seguono una carota promessa… sì, solo promessa, perché mai chi la porge la offre davvero.
La parola nella bocca di troppi ha perso la sua sacralità, non spiritualità ma sacralità, il potere, cioè, di dire il vero, di lenire le ferite, di farsi voce del silenzio di chi non ha più parole per raccontare le sue lacrime. La parola diventa prevaricazione e scombussolamento interiore senza che sani e costruisca legami. La parola è sfruttata e abusata quanto e di più delle persone che ne subiscono il rancido sapore da chi urla senza pensare, senza capire, senza cercare. La parola è mistificata e modificata secondo gli interessi dei più e viene usata per guadagnare non per donare. La parola è tradita dalla presunta cultura di chi la usa senza comprenderne il valore. Per tutto questo e anche di più abbiamo tradito la sacralità della parola.
C’è un vuoto nel rumore che neanche il silenzio può riempire. È un vuoto di significato che stordisce e confonde, che ci fa correre come povere cavie nella ruota della tortura che ci tortura e ci fa perdere ogni direzione.
Dove siamo noi? Dove siamo davvero? Dove tutta la nostra grande scienza ed energia senza coscienza e consapevolezza? L’essere umano non merita le urla degli stolti prodighi solo verso se stessi, l’essere umano ha bisogno di una possibilità di senso e deve darsela. Ambisco al silenzio fragile e composto dove le persone sono ricondotte alla loro essenza e dove, nonostante e grazie alla propria fragilità, restituiscono un significato al suono della propria voce.