25 aprile, il giorno della liberazione, di Loredana De Vita

25th April, The Day of Liberation – Writing Is Testifying

Oggi è uno di quei giorni in cui la gioia della Liberazione dovrebbe essere più di un sentimento, un’idea, un progetto, un significato da dare alla propria esistenza tentando di liberarsi per sempre da quelle forme di dittatura e regime violento che continuano a precludere a molti, troppi, il gusto della libertà.
La Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo cominciò prima che sbarcassero gli alleati, ne siano prova, per esempio le Quattro Giornate di Napoli e fu una liberazione sudata e sofferta, dove le conquiste non furono mai disgiunte dalle lacrime e dalle perdite, ma dove le persone sentirono di stare facendo la cosa giusta, tanto più perché quel desiderio di libertà nasceva dal popolo tutto, unito, nonostante le diversità sociali e persino i diversi ideali perseguiti.
Fu la liberazione da quel potere violento e propagandista che mai più avrebbe dovuto offendere la persona umana, ma che, purtroppo, non è stato pienamente debellato, segno che la libertà vera nasce dentro di sé e non può prescindere dall’educazione alla libertà che ciascuno dovrebbe cercare e trovare nella libertà dell’altro. Questo deve farci riflettere con acume e intelligenza.
Quel giorno le lacrime di gioia si mischiarono a quelle del dolore, i canti agli inni per il lutto, i balli all’accompagnamento dei propri morti all’ultima dimora che li avrebbe accolti portando con sè un pezzo di noi, la aprte di noi più fanciulla, quella cresciuta d’improvviso e con violenza per rendersi conto che il male esiste e che solo nella libertà può essere ammansito.
Fu la liberazione di tutti, di tutta Italia, e questo non bisogna negarlo e non bisogna cadere nello stesso errore ridicolo e offensivo da parte di chi non si sente liberato poiché si è legato al pensiero non dei liberati ma di coloro che furono sconfitti. È un errore, un grave errore che crea precedenti. Un errore che miete zizzania là dove non dovrebbe esserci che riconoscenza per quei troppi morti inutili e per quei combattenti della libertà che hanno reso possibile il respiro del nostro tempo moderno, sebbene spesso infettato dal morbo dell’egoismo e dal rischio dell’assolutismo.
Siamo in tempo, siamo in tempo a essere tutti davvero liberi in quanto esseri umani, senza bandiera, razza, cultura, religione, oriantamento sessuale che possano confondere il bene con il male, il giusto con l’ingiusto, l’iniquo con l’onesto.
Il Giorno della Liberazione deve essere il giorno della liberazione dai noi stessi, dai nostri egoismi, dagli interessi che depauperano il bene dell’altro affinché una parte se ne avvantaggi. Dovrebbe essere il giorno in cui ciacuno possa riconoscersi nella propria umanità e onestà, dignità e giustizia di essere umano al di fuori e al di sopra del vuoto cercare il bene per se stessi soltanto, al di fuori e al di sopra di ogni negazionismo, al di sopra e al di fuori dei pregiudizi e delle menzogne.
La liberazione è umana, prettamente umana e prima di tutto umana. Comprendere questo potrebbe aiutarci a capire che la libertà profonda appartiene all’essere umano in quanto donna e uomo che imprimono di segni e significati la propria esistenza. Liberazione significa essere “liberi da” e non “liberi di”. Non liberi di fare ciò che ci pare, ma liberi dai pregiudizi, dagli interessi che vedono il bene di uno prevalere sul bene degli altri.
Liberazione significa essere liberi dentro, incarnare lo spirito e la cultura della libertà e renderlo il sogno realizzato di ogni donna, ogni uomo, ogni essere umano, ogni cultura, religione, razza…
Liberazione significa accoglienza e condivisione, significa tu e io insieme per la libertà di tutti.
W l’Italia, W la Repubblica!