rispetto, di Loredana De Vita

Respect – Writing Is Testifying

Il rispetto non è tolleranza, ma accoglienza.
Non amo la parola “tolleranza” poiché mi dà sempre l’impressione che ci sia una parte che concede all’altra ponendosi, quindi, in posizione di superiorità rispetto a una subalternità che non ha ragione di esistere, nemmeno nel rispetto dei ruoli “gerarchici”. Questi ruoli che si evidenziano, o dovrebbero, solo in ambiti specifici di lavoro, ma che hanno a che vedere con il lavoro e non con la persona, vengono sostenuti, infatti, con l’autorevolezza e non con l’autorità che degenera, o può degenerare, in supremazia e comando.
La persona autorevole non ha bisogno di sottolineare le differenze socio economiche, ma si pone come leader e mediatore e il suo ruolo tanto più è efficace quanto più si basa sul rispetto e sulla condivisione. I ruoli non sono le persone, però, e dinanzi al concetto di umanità non ci sono differenze tra le persone.
Il rispetto reciproco è lo strumento che tutti dovremmo imparare a usare per gestire le relazioni, anche quelle più complesse. Il rispetto non prevede la sottomissione dell’uno all’altro, né che chi sia più capace di rispetto sia anche quello che debba essere rappresentato come una persona debole che per amor di tranquillità tace. No, il rispetto non si manifesta nel silenzio, ma nella capacità assertiva del dissenso che apre alla volontà del dialogo.
Quindi, rispettare una persona non significa tacere quando qualcosa non ci appare come giusta, ma denunciare il dissenso con decisione e determinazione che non offendano mai la persona, ma che anzi a questa si appellino per una condivisione più proficua per il bene dell’idea, del progetto, delle persone stesse.
Allo stesso modo, chi urla credendo così di ottenere rispetto, non fa che dimostrare la propria incapacità ad essere rispettati. In preda alla vanità e al bisogno di esibirsi, queste sono persone che esibiscono un eccesso di stima verso sé stesse che consente loro di pavoneggiarsi, ma, di fondo, denunciano una profonda insicurezza, consapevolezza e paura di non valere poi così tanto come urlano e vanno predicando.
Rispettare l’altro significa rispettare sé stessi, avere la giusta misura dei propri limiti e non avere il timore di dichiararli poiché ogni persona è perfettibile sebbene non perfetta ed è solo nello scambio con l’altro che la propria perfettibilità diventa reciprocamente possibile.
Bando alle chiacchiere, dunque, alla prosopopea con cui pavoneggiarsi di un nulla che assale e dilania dall’interno. Cerchiamo di comprendere e praticare il rispetto e di certo saremo tutti persone migliori.