I ragazzi della casa del cedro 1920 – 1946, di Augusto Pompeo, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

È un testo molto particolare questo di Augusto Pompeo, ex archivista di Stato, che ricostruisce, con dettagliata accuratezza e tanta passione, gli anni che vanno dal 1920 al 1946, quelli del ventennio fascista e della seconda guerra mondiale, in un piccolo centro della provincia di Viterbo.

L’autore ha trovato l’idea, molto originale e appropriata, di scegliere come protagonista una programmista della RAI, Flavia, che immagina venga in possesso di documenti, fotografie e appunti di un anziano professore e da cui vuole ricavare uno sceneggiato a puntate. Per far questo lo contatta e lo convince a ricostruire insieme a lei le vicende che vengono narrate in quel materiale con l’aiuto, ed è qui l’escamotage, di alcuni narratori e narratrici, “una sorta di coro che interviene commentando e, talvolta, aggiungendo ricordi e vicende personali” che si intrecciano con i drammatici fatti storici, dalla guerra in Spagna alla nascita della Resistenza, dalla campagna d’Africa a quella in Russia, dal bombardamento di Roma del luglio 1943 ai campi di lavoro forzato.

Naturalmente tra i/le tanti/e protagonisti/e nascono anche storie d’amore, non facili da gestire per il momento storico in cui avvengono, e le donne avranno un ruolo fondamentale nell’opporsi, ognuna con i propri mezzi, al nazifascismo e alla guerra in generale.

Complimenti all’autore per questa accurata ricostruzione storica di un periodo che ha segnato, in modo indelebile, la storia europea e non solo.