Luglio, di Nadine Gordimer, recensione di Loredana De Vita

Nadine Gordimer: Luglio – Writing Is Testifying

“Luglio” (Feltrinelli, 1984) è un romanzo di Nadine Gordimer il cui valore supera la narrazione in sé. Con termini moderni, si potrebbe definire una distopia ambientata in un futuro non lontano dal presente delle lotte contro l’apartheid vissute e lottate dalla stessa autrice in Sudafrica, una distopia in cui assistiamo a un ribaltamento della condizione tra bianchi e neri.
Il capovolgimento in cui l’autrice catapulta il lettore è quello di una possibile ribellione armata dei neri che porta all’allontanamento e/o massacro dei bianchi e loro spoliazione di tutti i beni. I bianchi smettono di esistere come usurpatori e sono costretti alla stessa condizione di persecuzione cui i neri sono sempre stati soggetti fin dai tempi delle prime colonizzazioni e dai primi commerci di schiavi.
La famiglia di Bam e Maureen diventa l’esemplificazione di questo cambiamento, saranno salvati dal loro servo Luglio che li porterà nel suo villaggio dove condivideranno lo stile di vita della sua famiglia. Vivere in capanna, doversi procurare il cibo coltivandolo di persona o andando a pesca e a caccia, dover vivere sempre nel timore di essere scoperti, porterà Bam e Maureen a porsi molte domande sul loro modo di vivere e sulla relazione con il servo che, ora, è del tutto modificata, sebbene Luglio cerchi in qualche modo di tutelarli. I loro bambini si adattano facilmente e se loro, gli adulti, cercano di tanto in tanto di potersi immaginare in una condizione di supremazia, i bambini si adeguano con gioia ai nuovi amici, imparano facilmente la loro lingua e la loro cultura.
Il processo di inversione, però, non sarebbe completo se lo stesso Luglio non desiderasse in qualche modo per sé un potere che ha visto sempre esercitare su di sé. Simbolo di questo potere diventa il “Bakkie”, cioè il furgone di Bam le cui chiavi diventano, ora possesso di Luglio.
Un altro simbolo di potere è il fucile da caccia di Bam che, in apparenza misteriosamente, sparisce. Quando ciò accade, Bam sembra perdere completamente la sua dignità e il suo coraggio di reagire nella situazione, si abbatte e, anzi, dinanzi ai figli si rivela senza coraggio e completamente abbandonato a sé stesso e/o alla volontà di chi di quel fucile è diventato padrone. Maureen, invece, affronta Luglio e, quando sente il rumore di un elicottero, sebbene non riesca a identificarne la provenienza, scappa cercando di trovarlo e raggiungerlo. Una nota di speranza, forse, ma anche la consapevolezza che la presunta superiorità dipende dalle cose e non dalle persone e che, se messa nella stessa condizione, ogni persona può essere ridotta in schiavitù.
Nel romanzo, Nadine Gordimer usa anche uno stile e un linguaggio che sembrano “svuotati”, impoveriti, il che aiuta a sottolineare maggiormente la distanza e il precipizio in cui ciascuno può cadere se privato della propria dignità o di ciò che considera tale.
Di grande impatto sono alcuni commenti che l’autrice scrive nelle sue descrizioni della povertà di Luglio come rappresentante della condizione dei neri sudafricani rispetto alla prevaricante condizione dei bianchi. La Gordimer scrive “i neri non avevano niente”, una frase che può sembrare ovvia, ma che nel contesto in cui viene usata è più che una semplice affermazione quanto un giudizio e una condanna della vita dei bianchi e non della povertà dei neri. Più avanti ancora, l’autrice scrive “non aveva nient’altro da offrire alla sua città se non la propria libbra di carne”, un drammatico riferimento a “Il mercante di Venezia” di W. Shakespeare. Luglio, infatti, sembra vivere di una libertà non propria ma dovuta, come se la sua non fosse che una libertà di carne ma non di spirito.
Molto incisiva, dal mio punto di vista, e in grado di dare una direzione alla lettura, è la citazione che l’autrice pone in esergo al romanzo, si tratta di una frase di A. Gramsci dai “Quaderni dal carcere”: “Il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”.
“Luglio” (Feltrinelli, 1984) di Nadine Gordimer, non è un romanzo semplice, ma certamente un romanzo con cui imparare a confrontarsi.