the souls of black folk, di W.E.B Du Bois, recensione di Loredana De Vita

W.E.B. Du Bois: The Souls Of Black Folk – Writing Is Testifying

“The Souls of Black Folk” (Oxford World’s Classics, 2008) di W.E.B. Du Bois, pubblicato per la prima volta nell’aprile del 1903, continua ad avere un contenuto fondamentale alla luce dei moderni ma mai sopiti odi razziali, delle discriminazioni, dello sguardo ostile verso la differenza del colore della pelle

L’autore, sociologo, storico, saggista, poeta, con sguardo attento e lungimirante studia la condizione afro americana senza mai esprimersi attraverso la violenza, pur essendo guida di movimenti contro la discriminazione razziale e a favore dei diritti umani. Uno dei punti di forza del suo pensiero è, con molta probabilità, proprio nell’atteggiamento assertivo con cui affronta il problema che egli non vede come opposizione tra bianchi e neri, non come bianchi che detengono il potere e “concedono” ai neri i loro diritti, quanto piuttosto come libertà del diritto connaturato a ogni essere umano sin dalla nascita in quanto umano.

Il libro, che è una raccolta di saggi sociologici e storici, percorre una profonda analisi della condizione degli afro americani, ma rappresenta anche il tentativo di una presa di coscienza generale verso un problema che non può essere nominato come “the black question”, ma come “the human question”. In questo modo già viene posto in evidenza il fulcro del dibattito: ogni essere umano in quanto tale ha il diritto di essere rispettato e il dovere di rispettare qualsiasi sia il colore della sua pelle.

La tecnica narrativa del libro è molteplice, si passa dal saggio alla testimonianza, dall’emozione alla storicità, dalla conoscenza alla coscienza. Tale stile induce il lettore a sentirsi coinvolto e a prendere una posizione.

Du Bois pone in rilievo l’imbarazzo che ha provato nel rispondere a una delle domande più tipiche che, nella sua posizione di letterato e Professore universitario, gli sono state poste «Come ci si sente a essere un problema?», in riferimento al suo essere uomo afro americano. La risposta non può che essere «È una strana esperienza», la risposta che chiunque, bianco o nero, dinanzi a una domanda del genere può rispondere.

Perché mai avere la pelle nera dovrebbe essere un problema? E per chi? E se si invertissero i termini della discussione e il colore questionabile fosse quello bianco? Perché mai qualsiasi persona dovrebbe sentirsi un problema per l’altro a causa della sua etnia?

L’autore affronta il tema con grande sagacia e intelligenza sempre prive di belligeranza, poiché il suo fine non è ottenere lo scontro, ma la consapevolezza degi uni e degli altri.

Sembra in effetti, che in ciascun americano afro americano, ci siano due anime, quella di un uomo di colore e quella di un cittadino americano. Come è possibile che sia consentita una tale scissione?

Partendo da questa immagine, Du Bois, sviluppa tre concetti essenziali la cui consapevolezza può portare a un superamento del problema e lavorare affinché nessun uomo più debba considerare sé stesso sdoppiato, come se avesse due anime in un solo corpo: la doppia coscienza (che è, appunto, il riconoscere sé stessi come duali), la lingua del colore (che afferisce a linguaggi con tradizioni culturali e storiche spesso controverse), il velo (che è la divisione tra i bianchi e i neri e che costituisce una sorta di muro di incomunicabilità tra i due mondi).

Molto interessante è il ricorso frequente in ogni capitolo, alla musica afro americana, gli “spirituals”raccolti in versi e spartiti e che l’autore considera come la più alta forma della dignità del suo popolo.

“The Souls of Black Folk” (Oxford World’s Classics, 2008)  di W.E.B. Du Bois è un libro fondamentale per comprendere che nessuna emancipazione è veramente tale se imposta dall’altro e senza l’attivo coinvolgimento degli oppressi.