accadde…oggi: nel 1799 nasce Rosa Taddei, di Francesca Romana Rietti

https://www.treccani.it/enciclopedia/rosa-taddei_%28Dizionario-Biografico%29/

Nacque a Trento il 30 agosto 1799 (Villani, 1916, p. 213) dagli attori Francesco e Marianna Nardi che si trovarono lì di ritorno da un viaggio in Germania (Orioli, 1954, p. 432).

Si spostò però presto a Napoli, che considerò sempre suo luogo d’origine e terra d’elezione. Là crebbe in casa di uno zio paterno, il letterato ed erudito napoletano Emanuele Taddei, che si occupò della sua educazione: la introdusse allo studio dei classici greci e latini e le diede una solida cultura storica e letteraria. Furono queste le fonti da cui Rosa attinse per alimentare la passione che ebbe, sin da giovanissima, di recitare e dettare versi all’improvviso. Nello stesso tempo, ricevette dai genitori la formazione teatrale grazie alla quale poté esordire, nel 1816, nella compagnia di cui il padre era capocomico e in cui recitava anche il fratello minore Luigi (v. la voce in questo Dizionario), inizialmente come amorosa e poi come prima donna tragica.

Fu proprio il teatro il luogo in cui la sua maestria nell’arte dell’improvvisazione poetica si rivelò per la prima volta pubblicamente. La compagnia di Francesco Taddei si trovava a presentare i suoi spettacoli in un teatro di Viterbo, alternandoli con le esibizioni di poesia estemporanea – denominate «accademie» – di Filippo Pistrucci, quando quest’ultimo una sera decise di invitare Rosa a svolgere in scena con lui l’ultimo dei temi suggeritigli dal pubblico.

Tutti pensarono si trattasse di uno scherzo, ma invece lei si alzò dal suo palco di proscenio e «[…] recatasi alla ribalta, improvvisò una sestina fervorino, che le acquistò subito la benevolenza del pubblico, andatasi poi gradatamente a mutare in entusiasmo, onde, a tenzone finita, ella fu accompagnata a casa con torce, in mezzo alle più pazze acclamazioni» (Rasi, 1897, p. 565).

A partire da allora la sua attività teatrale si intrecciò con sempre maggior frequenza con le esibizioni di poesia estemporanea, una prassi diffusasi quasi esclusivamente in Italia tra il Settecento e la prima metà dell’Ottocento, e i cui temi, derivati per lo più dalla letteratura classica, venivano proposti dal pubblico ed estratti a sorte da un’urna.

Giunta con la compagnia del padre a recitare al Valle di Roma, Rosa ebbe modo di mettere in luce le sue qualità di improvvisatrice e cominciò ad avvicinarsi ai salotti letterari dei classicisti romani, presso cui si riunivano non solo poeti, ma anche musicisti, cantanti e attori di prosa. In particolar modo frequentò quello che si raccolse attorno alla figura di Iacopo Ferretti, poeta e librettista tra i fautori di una rinascita del teatro melodrammatico, nonché membro dell’Accademia dell’Arcadia e tra i fondatori, con l’amico Giuseppe Gioachino Belli, di quella Tiberina di Roma.

Da estimatore del suo estro poetico, fu proprio Ferretti a incoraggiare Taddei a proseguire lungo quel cammino: strinse con lei un rapporto di amicizia e stima, divenne uno dei suoi maestri e la introdusse nelle diverse accademie poetiche romane.

Le fonti ricordano in particolare l’iscrizione a quella dell’Arcadia (Regli, 1860, p. 516) dove venne accolta tra le «pastorelle» con il nome di Licori Partenopea, una scelta che fu il suo omaggio alla città cui, da sempre, sentì di appartenere.

Cominciò così a intensificare le sue esibizioni poetiche in ambienti sia privati sia pubblici e prese a viaggiare in molte città d’Italia dove venne acclamata e riconosciuta come una tra le migliori interpreti del poetare all’improvviso, ricevendo numerosi attestati, dediche e menzioni di lode in scambi epistolari tra letterati.

Seppe distinguersi soprattutto per il nitore e la naturalezza dei versi privi di introduzioni e invocazioni alle divinità e alle Muse, molto usate dagli improvvisatori. Nel 1824 Francesco Paladini, Luigi Belisario e Demetrio Cristiani raccolsero i versi da lei improvvisati tra il 1823 e il 1824 durante tre accademie napoletane – due al teatro dei Fiorentini e una in una casa privata – e le stamparono a Napoli per i tipi della stamperia di Partenope con il titolo Poesie estemporanee di Rosa Taddei (Villani, 1915, p. 676).

Nel 1832 si unì in matrimonio con il senese Vincenzo Mozzidolfi, attore, letterato e conoscitore di lingue straniere, e nel corso del viaggio di nozze sostò con lui a Venezia durante il carnevale esibendosi in accademie in cui venne celebrata da un pubblico numeroso ed entusiasta. Proseguì ancora per alcuni anni l’attività poetica viaggiando in molte città italiane; tornata stabilmente a Roma intorno al 1836 decise di abbandonare le scene e l’improvvisazione per dedicarsi, per il resto della sua vita, essenzialmente allo studio e all’educazione di giovani fanciulle della borghesia e dell’aristocrazia romane.

Si ha notizia di una rappresentazione, nel febbraio del 1837 al teatro dei Fiorentini di Napoli, della sua azione drammatica Le Arti (Brunelli – Pastina, 1962, col. 624) e di altri sporadici componimenti poetici.

Morì a Roma il 7 marzo 1869.