Il bianco e il nero, di Amal Bouchareb, traduzione dall’arabo algerino di Hocine Benchina e Jolanda Guardi, edizioni Le Assassine, recensione di Daniela Domenici

La collana Oltreconfine delle edizioni Le Assassine pubblica gialli scritti da autrici di ogni parte del mondo; l’ultimo che ho recensito a luglio si svolgeva in Malesia, quello di oggi tra Torino e l’Algeria.

Come ho detto nelle mie precedenti recensioni questi libri non sono soltanto gialli ma splendidi saggi sulla cultura, sulle tradizioni, sul cibo, sulle credenze religiose di quel determinato Paese; lo ritengo un vero arricchimento di cui ringrazio l’editrice.

Ne “Il bianco e il nero” troviamo le storie di un apparente suicidio, quello di Lyes Madi, giovane artista italo algerino che abita a Torino e che è tornato ad Algeri su consiglio di un maestro sufi incontrato a Pomaia, e quello vero, purtroppo, di Damia, una giovane donna che si scontra contro le incomprensioni, le ingiustizie e le violenze di certe persone; gli investigatori non riescono a trovare un/a colpevole per la morte di Lyes e dopo due anni l’archiviano come suicidio.

Come ho detto poco sopra c’è un altro filone di lettura oltre al giallo ed è quello che ci fa conoscere l’Algeria “Il romanzo ci immerge in un’avvincente lettura che in un viaggio tra storia, arte e religione misteriosamente intrecciate ci porta alla sorprendente soluzione finale. Un romanzo algerino insolito e ricco di riferimenti, una versione colta degli elementi presenti nei libri di Dan Brown”: i/le protagonisti/e sono davvero numerosi/e e con la tecnica del flashback l’autrice ci fa conoscere la vita e le aspirazioni di Lyes e di tutti/e gli/le altri/e, che vengono caratterizzati/e perfettamente, prima della sua morte.

Bellissima la parte dedicata a Torino, città piena di luoghi misteriosi, non sapevo che esistono zone ad alto tasso di influenze esoteriche. Grazie a Ermanno, amico di Lyes, ne scopriremo alcune inimmaginabili: complimenti all’autrice che, probabilmente, ha vissuto in questa città così magica.