accadde…oggi: nel 1973 muore Sergio Tofano, in arte Sto

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sono cresciuta con il Corriere dei Piccoli e con il signor Bonaventura

Uno dei personaggi più importanti del fumetto italiano è il Signor Bonaventura, nato dalla geniale fantasia del attore di teatro Sergio Tofano (in arte Sto) e che venne pubblicato all’interno delle pagine del Corriere dei Piccoli il 28 ottobre 1917, fino al 1943. Il suo successo dura fino a oggi e da molti è considerato una icona della letteratura italiana per ragazzi, al pari di Pinocchio e di altri classici. Sergio Tofano si calò nella parte del signor Bonaventura anche in numerose rappresentazioni teatrali e arrivò a dirigere un film nel 1941, interpretato da Paolo Stoppa dal titolo “Cenerentola e il signor Bonaventura”.
Sul Corriere dei Piccoli degli anni ’80 il signor Bonaventura è comparso con nuove storie e una rielaborazione grafica, ad opera del noto disegnatore Carlo Peroni, mentre nel 2000 e 2002, sono stati realizzati due brevi cartoni animati in grafica 3d da Gilberto Tofano e Marco Bigliazzi, che riprendono le celebri storie: “Bonaventura e il canotto” e “Bonaventura e il baule” premiato al Festival di Dervio.

Come per Bilbolbul, Quadratino, Fortunello e altri personaggi del Corriere dei Piccoli, anche le storie del signor Bonaventura vengono raccontate tramite una didascalia sotto la vignetta, in rima baciata che inizia quasi sempre con la frase ”Qui comincia la sventura del signor Bonaventura…”.
Il racconto era racchiuso in una pagina composta da otto vignette, mentre i disegni con dei semplici tratti, trasmettevano tutta la purezza naif del personaggio e della sua epoca, con palazzi e strade stilizzate prive di automobili e traffico.

Il signor Bonavenura è caratterizzato da una stravagante marsina di colore rosso, un cappello a bombetta e dei pantaloni bianchi molto larghi. Nel corso delle sue avventure viene sempre accompagnato da uno strano cane bassotto di colore giallo, che molto spesso si rivela un protagonista determinante per lo sviluppo degli eventi.
All’inizio di ogni storia, il signor Bonaventura è sempre povero e affamato, in cerca di qualche occupazione o qualche modo per sbarcare il lunario, ma grazie alla sua generosità e ad una buona dose di coincidenze fortuite, riesce sempre a togliere dai guai qualche persona benestante e ad essere ricompensato con “un milione”, che nel dopoguerra vista l’inflazione è diventata l’astronomica cifra di “un miliardo” di lire. Ogni storia possiede lo stesso schema narrativo, pertanto nonostante dovrebbe essere ricchissimo, Bonaventura inizia le sue avventure sempre povero e squattrinato.
Un personaggi di rilievo è l’immancabile nemico Barbariccia, un tipetto calvo, vestito di verde e con una strana barbetta, che invidioso di Bonaventura trama sempre qualche dispetto. Immancabilmente le malefatte gli si ritorcono contro oppure, sono il movente delle fortunate conclusioni della storia a favore del simpatico protagonista con la marsina rossa.
Il più delle volte a ricompensare il signor Bonaventura è il ricchissimo e vanitoso Cecè, sempre vittima di qualche guaio o brutta figura imminente, che potrebbe ledere la sua immagine agli occhi delle belle signore. Per fortuna le situazioni rocambolesche di Bonaventura vanno sempre a suo vantaggio e per questo, ricompensa il suo salvatore con un milione. Così accade anche con re, baroni o duchi di qualche fantomatico regno o principato.
Talvolta nelle filastrocche compare anche suo figlio Pizzirì, identico a lui in tutto, salvo il fatto che è più piccolo.