letteratura, un suono interiore, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2021/11/20/literature-an-interior-sound/

Tutto sembra molto confuso, ogni termine di ogni questione sembra poter essere confutato e capovolto non perché questo sia davvero possibile e giusto, ma perché si fa in base agli interessi personali e capziosi di chi pretende sguardi solo per sé.
Ahimé, la letteratura non è esente da questo sistema che riduce a zero, ad effimero e inutile, il significato delle storie e della scrittura.
Sempre più forte è, per me, il contrasto tra letteratura e facezie scritte per fini di lucro, sempre più immensa è la misura che distanzia la letteratura da ciò che si presume tale.
Attenzione, non mi riferisco a forme alte o basse di letteratura, auliche o infime espressioni della vita reale. Questa è una distinzione superata da tempo immemore, ogni forma d’espressione che sia leale rispetto alle persone che ne fruiscono e che ne documenti il sentito e l’esistenza è una forma d’arte.
Il problema non è nelle modalità di espressione e rappresentazione del pensiero, ma nelle motivazioni di chi propone quella forma: se per trarne vantaggio o se per rappresentare una realtà in fieri e modificabile. Nulla è perfetto, ma tutto è perfettibile.
È, questa, un’importante responsabilità di un’artista come di tutti coloro che contribuiscono alla diffusione di una specifica forma di espressione. Non sono esperta di altri settori, ma della scrittura sì e quella verso il lettore è una responsabilità che ho scelto di assumere fin dal primo libro che ho pubblicato.
Che cosa è la letteratura? È espressione del pensiero, certo, ma è anche memoria storica, sociale, culturale di un popolo in evoluzione e di una società che non può standardizzare l’idea di cultura e “consumarla” per fini diversi dall’onestà e fedeltà alle persone e alle loro storie.
La letteratura (come ogni forma d’arte) è espressione di un’epoca, è strumento di comunicazione e conoscenza, è occasione di incontro e confronto; per questo non può mentire alle persone che rappresenta, non può sfruttarne le capacità a fini di lucro, non può tradire lo spirito di un pensiero in evoluzione e renderlo schiavo dell’interesse per lucrare. Non si deve lucrare sulle persone che si rappresentano, non si deve lucrare sul bisogno di conoscenza, non si deve lucrare su quella forma di ignoranza che tende ad appiattire ogni cosa affinché non solo non esista più un pensiero libero, ma non esista più un pensiero in toto.
Mi vengono in mente le ore trascorse a scuola con i miei studenti del terzo anno di scuola superiore (in Italia lo studio della letteratura inglese, che io insegnavo, è introdotto al terzo anno) e quella forma di accompagnamento all comprensione non linguistica ma umana della letteratura che cominciava sempre con la domanda «Perché studiamo la letteratura?», fino a quando non fosse chiaro a tutti che ogni lettteratura è la voce di un popolo e che senza di essa la lingua stessa avrebbe poco spessore e si limiterebbe a quel linguaggio base per le cose essenziali, o che crediamo essere essenziali (come si arriva a Trafalgar Square, posso avere un caffè, etc…).
La letteratura è voce, è storia, è memoria, è prospettiva, non bisognerebbe abusarne mai.