Le arance amare dell’Antico Corso, quando dei frutti trascurati diventano occasione di incontro e socializzazione di Elvira Tomarchio

L’ arancio amaro, o melangolo, è un albero della famiglia delle rutacee, usato da centinaia di anni come portainnesto per le arance dolci, i suoi frutti sono conosciuti sicuramente fin dall’antichità dato che sono citati anche nei miti greci, mentre ai nostri giorni sono usati come arredi verdi in varie città, tra queste anche Catania.

L’arancio amaro è una pianta molto frugale, sempreverde, che in primavera ci regala una fioritura profumatissima, fiori che attirano molti insetti impollinatori ben felici di visitare ogni singolo fiore di questa pianta, soprattutto le api che realizzano un miele estremamente intenso che odora di agrumi, miele molto amato qui in Sicilia. Dalla distillazione dei suoi fiori si ottiene pure un gradevolissimo e fragrante profumo, il neroli

Anche nel quartiere Antico Corso si trovano alcuni alberelli di arancio amaro, li possiamo vedere addossati alle mura normanne, nel breve tratto che dalla Torre del Vescovo ci conduce verso il Bastione degli Infetti, sono stati piantati dagli abitanti del luogo, anni fa, quando stanchi di vedere l’abbandono e la spazzatura che “ adornava” questi siti storici, si coalizzarono e  iniziarono a ripulire le aree a verde piantando anche degli alberi, tra questi il nespolo il cotogno, l’albicocco il limone e l’arancio amaro, appunto

Arredo verde ? No grazie

Il Comitato popolare Antico Corso in 20 anni di attività, assieme ad altri cittadini e volontari ha adottato i siti storici e queste preziose piante, curandone la potatura o l’irrigazione a seconda delle loro esigenze e delle diverse stagioni, considerandole elementi vivi e vitali , non come semplice “arredo verde” concetto che svilisce l’importante funzione delle piante. Considerarle “arredo verde”  è diseducativo, impedisce la formazione di una consapevolezza della importanza delle piante per il mantenimento della vita sulla terra  come se ognuna di esse potesse essere cancellata senza che ciò provochi alterazioni nei delicati equilibri con la natura

Un dolce appuntamento  di socializzazione all’Antico Corso

Ebbene le arance amare per noi non sono amare, invece sono frutti preziosi di cui si possono utilizzare tutte la parti, dal succo alle foglie fino alle bucce. Le arance amare dell’Antico Corso offrono l’occasione per riunire gli abitanti, i bambini, i volontari del Comitato, e così di volta in volta ognuno offre il proprio contributo alla preparazione della gustosa marmellata, e nel frattempo si possiamo scambiare opinioni, modi di fare, confrontarci e imparare l’uno dall’altro qualche nuova ricetta. Sembra una banalità, ma lavorare insieme crea una grande sinergia, una profonda intesa tra chi ci partecipa. E’ anche una occasione per creare un ambiente educativo: seguire le diverse fasi, essere coinvolti nella preparazione è un modo di prendersi cura del nostro ambiente, si impara ad apprezzare una pianta ed i suoi frutti, il loro potere nutrizionale come quello curativo o estetico.

Le arance nel mito e nella storia

Per questo, nei miti greci, Giove pose addirittura un drago a guardia dei pomi d’oro che aveva ricevuto in dono per il suo matrimonio con Giunone, da qui l’usanza arrivata fino a noi di adornare con i fiori di arancio il bouquet delle spose. Giove, temendo che qualcuno potesse rubarglieli affidò i pomi alle Esperidi (figlie della Notte e di Erebo)  per custodirli nel loro giardino, per questo motivo il particolare frutto degli agrumi, è chiamato esperidio. Molti secoli dopo, gli arabi diffusero la coltivazione degli agrumi, provenienti dall’India e dalla Cina,  lungo le coste del Mediterraneo: dalla Spagna alla Sicilia al nord Africa. Il melangolo divenne una coltura tipica dei giardini islamici, in Sicilia ancora adesso gli agrumeti sono chiamati Giardini ( jardini) qui si conserva la tecnica colturale araba e i nomi legati ai processi come ad esempio la saja ( canale di irrigazione) o zagara ( fiore ). L’arancio amaro è conosciuto anche come arancio di Siviglia, perché a quanto pare la sua diffusione partì da quella città, sia il frutto che la marmellata di arance amare è molto apprezzata dagli inglesi, tanto è vero che la definiscono marmalade, mentre quella ottenuta con altri tipi di frutta è chiamata jam

Che cosa facciamo con le arance (e come lo facciamo) ? in cucina ed in amore ognuno ha la propria ricetta

Nell’Antico Corso, noi volontari del Comitato popolare, siamo veramente orgogliosi della nostra, sicilianissima marmellata ottenuta a km zero, anzi a zero metri, lavorata con un procedimento ormai testato: fate bollire il succo e la polpa insieme con l’aggiunta di un poco di acqua, quando la polpa di disfa si passa il tutto al setaccio per separare i semi, nel frattempo le bucce si pongono in un contenitore con l’acqua per togliere il sapore amaro all’albedo ( una notte in acqua è sufficiente a dolcificarle). Il giorno dopo il passato di succo e polpa si rimette sul fuoco con l’aggiunta di poca acqua, quando iniziano a bollire si aggiungono le bucce di arance tagliate finemente, dopo circa dieci minuti di bollore si versa lo zucchero, il composto come per miracolo schiarisce e diventa trasparente, a questo punto aggiungiamo chiodi di garofano e cannella e lasciamo cuocere per circa un quarto d’ora. Quando, versando un poco di composto su un piatto freddo, questo si addensa, allora potete togliere dal fuoco e versare nel vasetti, lavati e sterilizzati, chiudeteli ermeticamente e lasciate raffreddare, il calore farà evaporare l’aria contenuta all’interno (si conservare per circa 6 mesi) Le bucce rimaste possono essere candite, essiccate e frullate sono utili in tantissimi piatti, dolci o salati, senza porre freno alla fantasia e all’amore per questo profumatissimo frutto

Dalla marmellata un messaggio di legalità La raccolta e trasformazione delle arance amare è anche un modo, per fare conoscere le potenzialità dell’Antico Corso, fare nascere il giusto orgoglio e il senso di appartenenza, perché tutto qui ci parla della nostra storia e della nostra cultura.  Il Comitato non ha mai smesso di accendere i riflettori su questo quartiere, a partire dal Bastione degli Infetti che di fatto è divenuto, negli anni, avamposto di legalità. Anche la preparazione di conserve e marmellate con i frutti coltivati nei siti restituiti ai cittadini, servono a rafforzare i rapporti dentro comunità oltre a farci recuperare spazi sociali, di conoscenza, i suoi saperi e i suoi sapori.

E la marmellata? Possiamo darvi un assaggio, se volete!