Violeta, di Isabel Allende, recensione di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2022/02/25/isabel-allende-violeta/

L’ultimo romanzo di Isabel Allende, “Violeta” (Feltrinelli, 2022), è una carezza delicata nonostante la durezza molteplice della storia narrata; sembra voler raccontare al lettore che oltre il dolore, le persecuzioni, i disagi e l’impotenza esiste tutto un mondo di cui farsi carico e da amare.
Così, la Allende riesce a mettere “in scena” la storia di “Violeta” dalla nascita nel 1920 al tempo dell’epidemia dell’influenza Spagnola, fino alla sua morte nel 2020 durante l’epidemia del Covid. Una tragica coincidenza o un espediente? Che importanza ha? Ciò che conta è la dimostrazione che le nostre vite seguono percorsi imperscrutabili ma di cui ciascuno, se vuole, può rendersi protagonista grazie alle sue scelte.
La tragicità della vita di ciascuno si può differenziare, ma ha la stessa forza di disfacimento o ricomposizione. Sta a ciascuno scegliere quale percorso seguire per se stesso anche nel dolore, nel disarmo, nella totale perdita di valori o, al contrario, nel ricongiungimento con se stessi e la propria realtà.
“Violeta”, infatti, nel suo percorso di formazione subirà diverse trasformazioni o maturazioni che la condurranno dall’essere una bambina capricciosa e viziata a una donna consapevole e matura, cosciente di sé e dell’altro. Dagli errori si impara, dalle gioie si traggono risorse per essere ed esistere e, ancora, per aiutare gli altri ad essere ed esistere.
“Violeta”, allora, non è più solo il nome della protagonista e voce narrante, ma diventa simbolo universale della forza di resistere, di scendere anche nel peggio di se stessi per potersi ritrovare e imparare ad amare conoscendosi. Il suo nome, Violeta, nel linguaggio dei fiori indica la modestia, la timidezza, il pudore ma anche la profondità di sentimento, doti che effettivamente convergeranno nel personaggio insieme al coraggio e alla perseveranza.
Il romanzo della Allende ci pone dinanzi a realtà quotidiane spesso ignorate o taciute, la solitudine e la violenza domestica, gli inganni e le iniquità del desiderio di ricchezza che spinge a tradire tutto, soprattutto coloro che si dovrebbero amare.
Un romanzo, insomma, che trascina, coinvolge, fa riflettere.
Voglio solo aggiungere che il nuovo tono narrativo della Allende è davvero appassionante. Una scrittura che è sempre stata limpida e diretta e che ora ha acquisito anche la dote della calma, della lucidità anche nella narrazione degli eventi storici drammatici che hanno sommerso l’America Latina al tempo del golpe.
Una scrittrice, la Allende, che non smetterà mai di stupirmi e di insegnarmi qualcosa della scrittura e della visione dell’arte come vita.