I am tired of everything but of freedom, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2022/05/26/im-tired-of-everything-but-of-freedom/

Talvolta chiediamo troppo a noi stessi quasi che la nostra forma di resistenza possa cambiare in una sorta di onnipotenza. La verità, però, è che ci sbagliamo.
La resistenza cui affido me stessa ha un suo limite intrinseco nel fatto di essere “resistenza”, poiché nel resistere sempre si perde qualcosa di sé. Non si può trattenere tutto, restare uguali, anche se talvolta cambiare è difficile.
Dove ritrovarsi? Che cosa ritrovare?
Forse la resistenza può anche essere una forma di perdizione nella presunzione del resistere in sé che annichilisce il sentimento dell’umana fragilità che, invece, andrebbe coltivato e non soppresso.
Andando oltre, io resisto… ma perché resisto o, meglio, per chi resisto? I fruitori della mia resistenza sono consapevoli dello sforzo e della pazienza del resistere che diventa un ulteriore dono di ciò che io sono, ho imparato e imparo a essere? Ancora, se sono stanca, perché devo resistere? Se questa resistenza imprigiona il mio corpo e il mio spirito in un tempo rispetto al quale mi sento estranea e già oltre, perché resistere?
Vorrei potermi lasciare andare, dimenticare la storia degli altri che mi circondano e di cui non smetto di aver cura e avere dei sentimenti per me stessa. Vorrei riuscire a occuparmi solo di me e del mio volo, ma in questa vita resto ancora un’aquila prigioniera.
Pensavo che se tutto questo accade proprio a me è perché devo liberarmi della vita che mi ha stancato, c’è un oltre al di là di tutto questo vissuto e ambisco ad incontrarlo.
Sono stanca di tutta questa finzione di vita che ottenebra i cuori e la mente in questa società senza arte né sentimenti né scienza né coscienza. Sono stanca di tutti questi giochetti che non mettono al centro la persona ma la sua immagine sbiadita e calpestata. Sono stanca delle menzogne, dei sotterfugi, della viltà, dei soprusi; stanca di tutti quelli che vogliono apparire senza conoscere nessuna forma dell’essere.
Sono stanca di tutti questi specchi deformanti in cui ciascuno crede di poter vedere ciò che vuole senza rendersi conto che ciò che vede è solo una deformazione e deviazione di un essere incapace di manifestare la propria essenza e la propria verità. Sono stanca, anche, di scoprire sempre di più quella avidità e stupidità umana che costruisce odio con l’intenzione di farlo, ma che lo maschera come fosse diritto, un diritto che non possiede in realtà, ma sul quale conta affinché lo giustifichi nelle nefandezza che compie solo in nome di sé stesso.
Sono stanca dell’indifferenza, della presunzione, dell’iniquo ciarlare dei falsi amorevoli che sanno amare soltanto se stessi. Sono stanca di questa vita imbrigliata e che imprigiona, io anelo alla purezza, alla gentilezza, al sorriso, alla mitezza d’animo, allo spirito libero come libero è il mio cuore.
Vorrei spiccare il mio volo, librarmi nel cielo più puro, sentire le ali vibrare nell’aria pulita e fresca in cui ciascuno possa sorridere con dignità, ma anche riuscire a piangere per tutto il dolore del mondo e avere la forza di medicare le ferite di ogni persona buona con le lacrime d’amore del mio volo libero.
Non trattenetemi più, lasciate che io possa trovare la mia voce e il mio canto. Eppure, penso, forse è proprio questa la mia voce e il mio canto: la resistenza.
Una resistenza attiva, però. Una resistenza che sia in grado di mettere in evidenza ciò che abbiamo smarrito nel nostro vivere inconsapevolmente. Una resistenza che non lasci campo libero agli oppressi del senso, ma che, dall’interno della vita, indichi alternative possibili all’ovvio interesse individuale, scuota il pensiero degli inani, metta in difficoltà gli arroganti, mostri la pochezza e la superficialità dei bugiardi.
Allora, resisto, e forse è proprio questa la mia libertà.