l’anno dell’uragano, di Joe R. Lansdale, recensione di Loredana De Vita

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Il catastrofico uragano che nel 1900 colpì fatalmente Galveston distruggendo ogni cosa e trascinando con sé fino alla morte la maggior parte della popolazione, diventa il background dell’avvincente romanzo di Joe R. Lansdale, “L’anno dell’uragano” (Einaudi, 2022).
Il romanzo, breve ma acutamente trascinante, sembra narrare di due storie parallele, quella dei protagonisti e coprotagonisti, ma anche quella delle tante persone che pur non avendo relazione con i personaggi principali, sono i testimoni della seconda narrazione, quella dell’uragano.
Due narrazioni parallele, dicevo, come se la violenza dell’essere umano scatenasse, in qualche modo, la reazione della natura che può essere anche più violenta e distruttiva.
L’autore, con un linguaggio che può cadere nel triviale, ma che corrisponde alla natura dei personaggi descritti, è abile e arguto nel diverso tono letterario che usa a secondo della situazione umana che descrive. Così, per esempio, la volgarità e la violenza fisica e sessuale corrispondono, sia nella descrizione che nel linguaggio, perfettamente al personaggio di McBride, boxer per soldi, capace di spingersi oltre i limiti della decenza e delle regole sportive pur di vantare la sua possenza fisica e, soprattutto, ricavarci un guadagno. Lil Arthur, invece, il boxer contendente che McBride è stato incaricato di uccidere perché nero e perché da nero ha sconfitto in competizione un bianco, merita un linguaggio meno violento e volgare da cui traspare con forza, però, il desiderio di un riscatto dalla sua condizione di discriminato.
Attorno a questi personaggi ne ruotano altri, Beems, il mandante che cerca vendetta più per sconfiggere il suo desiderio sessuale di un nero che per la reale necessità di dimostrare la supremazia bianca; poi ci sono le prostitute, vittime di McBride e della sua violenza senza pudore; c’è la famiglia di Lil Arthur, la famiglia di Angelique e Bill e il loro bambino Teddy; ci sono i marinai, tutti vittime di un uragano più forte di quello umano e che non porta pace, ma distruzione e che travolge anche gli innocenti.
Perché tanta distruzione? Perché l’isola è violenta, discrimina, nasconde nefandezze oscene che solo l’uragano potrà dissolvere. La gente di Galveston nel 1900, non avendo conoscenza scientifica di che cosa fosse un uragano, lo chiamava “Dio”, perciò davvero, nella descrizione di tanta violenza e oscenità, l’arrivo dell’uragano sembra come la mano vendicativa di Dio. Lo asserisce anche Zio Cooter, assistente di Lil Arthur durante il combattimento, che dice: “Dio ficcherà ques’isola sott’acqua perché è tanto cattiva. Come quel posto lì, Sodoma e Gomorra”.
McBride e Lil Arthur sembrano incaricati di dare un significato a tanta vendetta della natura, sono chiamati a cambiare, a smettere di lottare per obiettivi personali e aprire gli occhi guardando le necessità di chi è loro attorno. Riusciranno a realizzare la svolta quando la tempesta sarà passata? Questo solo il lettore può scoprirlo leggendo in un soffio questo romanzo che coinvolge dalla prima all’ultima parola anche quando l’ironica trivialità delle descrizioni dell’autore possono apparire di troppo.
“L’anno dell’uragano” (Einaudi, 2022) di Joe R. Lansdale è un romanzo che lascia una traccia dentro.