thinking about memories, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2022/09/10/thinking-about-memories/

Quando si rincorre la morte, o la morte ci rincorre, ogni celebrazione si carica di emozioni forti e, oserei dire, trascendentali.
La paura della separazione, lo sgomento di potersi dividere, rendono più profonda la celebrazione svuotandola del ricordo pronunciato ma vivo nella mente dei celebrati, per fissare l’istante presente e renderlo “per sempre”.
I giorni, gli anni trascorsi, sono dunque le fondamenta, ma ogni istante del presente si annuncia come la possibilità di essere l’ultimo e per questo acquisisce una sacralità rinnovata che lo rende eterno.
Ma che cosa è l’eternità? O, meglio, visto che per chi muore la sua eternità è nella memoria dell’altro, che cosa è l’eternità per chi resta? Possono le due eternità coincidere? No, non credo sia possibile, poiché chi resta non può e non deve vivere di memoria, ma costruire memoria, porre le radici della memoria di sé che è ciò che resta dopo di sé.
Allora, forse, la memoria di chi muore, la sua eternità, resta attiva nei segni, nelle tracce, nelle orme di sé donate a chi voglia accoglierle; la memoria di chi resta, invece, è attiva fino all’ultimo respiro per essere degni di diventare, un giorno, segno, traccia, orma.
Nessuno è senza memoria (né da lasciare né da costruire), tutti siamo memoria. Ne consegue che esistono memorie buone e memorie cattive; memorie le cui orme vale la pena percorrere e altre che diventano monito.
Eppure, ogni persona è memoria, nel bene e nel male. Chi può stabilire che cosa sia il bene e che cosa il male? Chi può essere certo di distinguere una memoria percorribile da una che debba essere considerata una frode e un inganno? Il discernimento.
Il discernimento che non è una figura retorica, ma un’azione derivante da un pensiero che abbia uno sguardo etico sulla realtà.
Ecco, forse è questo il compito più complesso di chi resta: fare in modo che la propria memoria sia frutto di un discernimento etico.
Ciò che resta di sé è ciò che è stato costruito. Ora, la nobiltà dell’edificio che abbiamo costruito dipende dal sacrificio con cui i materiali migliori sono stati assemblati per innalzarlo. Sacrificio dell’egoismo a favore dell’uguaglianza, sacrificio dell’effimero a favore dell’essenziale, sacrificio dell’apparire a favore dell’essere.
Non sulla ridondanza ma sull’efficacia si costruisce quella memoria di sé nel presente che diverrà memoria dell’eterno, un giorno.