Un conto da saldare, di Maurizio Albano, recensione di Daniela Domenici

L’autore di questa splendida opera prima è un musicista romano che è dotato di una tale fervida immaginazione da aver creato una storia assolutamente fuori dal tempo nel filone della cosiddetta “narrativa ucronica”.

Maurizio Albano sceglie di raccontarci le appassionanti vicende da lui immaginate contestualizzandole in due momenti storici, nel 1943 e tra la fine del 1976 e i primi mesi del 1977, perché il “conto dal saldare”, che dà il tiolo al libro, inizia durante la seconda guerra mondiale, tra la Germania nazista e il Vaticano, e si conclude tra Roma e due paesi dell’America Latina.

Per saldare quel “conto” l’autore ha immaginato che cinque persone, tre uomini e due donne, comincino un viaggio, che è sia psichico che geografico, che li porterà a conoscere meglio i propri talenti innati e a utilizzarli per la salvezza del pianeta. E infatti la dedica di Albano a noi lettrici lettori recita “dedicato a tutti coloro che avendo ricevuto un qualsiasi dono fanno di tutto per farlo fruttare e portarlo agli altri in maniera completamente disinteressata”.

Non vi anticipo altro perché una volta che sarete “entrati/e” nella magia della storia non riuscirete più a uscirne fino all’ultima pagina perché la narrazione è così veloce, travolgente e attraente che se ne può riemergere, senza fiato, solo alla conclusione.