congedo di paternità per un ministro: ovvero nessuno è indipensabile

Congedo di paternità per un ministro:  ovvero “nessuno è indispensabile”

Se pensavate che non esista un uomo, un solo uomo che rispetto alla carriera, al potere o al ruolo pensi di non essere indispensabile vi sbagliate.
Certo l’esperienza non induce a crederlo eppure il ministro della Difesa finlandese  Antti Kaikkonen si è preso due mesi di congedo di paternità sostenendo che la famiglia viene prima di tutto.

E non è che si sia tirato indietro per un motivo di opportunità istituzionale. Più semplicemente perché considera importante trascorrere un periodo, ben due mesi, vicino ai figli di due e sei anni. Ai giornalisti increduli ha aggiunto che ritiene che essi abbiano bisogno di un padre quanto di una madre e che sia un suo diritto poterli crescere e godere della loro vicinanza.
Se poi pensate che questa possa essere una scusa per uscire da una carriera in declino vi sbagliate.
Perché  la Finlandia sta trattando per chiudere l’embargo sulla vendita di armi imposto nel 2019 ad Ankara.

Abituate  a frasi del tipo “devo andare a lavorare”, “non ho tempo”, “ho una riunione”,  “perdo la promozione”, “non posso rischiare il licenziamento” ogni qual volta una donna-madre, chiede all’uomo-padre di partecipare all’organizzazione familiare in caso di necessità, non possiamo che invidiare la fortunata consorte .

Perché anche se in Italia è previsto che il lavoratore-padre possa godere di un congedo parentale, dai dati non risulta che esso sia molto utilizzato. Intanto perché quasi sempre è la madre a farsi carico del lavoro di cura e inoltre perché il lavoro femminile viene considerato secondario sia in termini di diritto che in termini di salario.

E d’altronde anche nella emancipatissima Finlandia, in precedenza, sono state tutte donne le ministre che hanno usufruito del congedo di maternità.
Ma Kaikkonen ha spiegato bene come, per la natura del suo lavoro, «non ci sarebbe mai un momento giusto per il congedo» aggiungendo che «nessuno, nemmeno un ministro, è insostituibile nel suo lavoro. Per i nostri figli, invece, noi lo siamo».
I partiti dell’opposizione  hanno mostrato di valutare positivamente questa scelta «una grande soluzione, che mostra apprezzamento per la carriera di sua moglie e priorità massima per i suoi bambini».

E’ pur vero che i paesi scandinavi hanno avuto da molti decenni passati una legislazione a tutela della famiglia, con un congedo di paternità che  prevede 54 giorni lavorativi per i lavoratori comuni coperti da un’indennità giornaliera ma in politica, il gesto di Kaikkonen è un precedente assoluto.

Fecero già scalpore la rinuncia ad impegni istituzionali presa dal premier britannico Tony Blair per la nascita del figlio  e le due settimane  dell’allora ministro per l’Ambiente giapponese Shinjiro Koizumi.
Ma questa volta si è battuto ogni record precedente.
Speriamo che il gesto di  Kaikkonen incoraggi qualche altro papà che si ritiene “super impegnato o indispensabile” a fare come lui.

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