Happy, primo racconto di Simonetta V.
“Buongiorno Martina, ci porti il solito?”
“Buongiorno a voi” rispose Martina.
Erano i signori che ormai da anni andavano a fare colazione nel bar dove lavorava. A lei piacevano tanto quelle due persone anziane. Avrebbero potuto essere i suoi nonni che lei non aveva mai conosciuto.
Era stata molto sfortunata; quando era ancora piccola, nel giro di pochi anni, aveva perso entrambi i genitori ed era così rimasta sola. Avrebbe voluto studiare perché le piaceva tanto ma non ne aveva avuto la possibilità e così molto presto aveva iniziato a lavorare. Il suo sogno era di avere un giorno un locale tutto suo.
“Ecco i vostri caffè, le brioches e il solito dolcetto per Happy”.
Aveva abituato il loro cagnolino al biscottino. Le piacevano tanto i cani e non le pareva vero che alla mattina le scodinzolasse un pelosetto. Ma un giorno i due anziani non si presentarono. Martina sperava tutte le mattine di sentire le loro voci e vedere Happy ma non fu mai più così. Le dispiaceva tanto, si era affezionata a loro: anche questi “nonni” la avevano abbandonata.
Un giorno ricevette una raccomandata da un notaio. Aveva paura ad aprirla, che cosa poteva volere da lei? Era una convocazione per informazioni che la riguardavano personalmente. Andò così all’appuntamento, era agitatissima.
Mai e poi mai si sarebbe immaginata quello che il notaio le stava per comunicare. I due anziani signori, clienti del bar, erano mancati, non avevano figli e lasciavano a lei tutti i loro averi ma solo se avesse acconsentito a prendersi cura di Happy. Scoppiò a piangere, non credeva a ciò che le era stato detto. Era felicissima: avrebbe avuto finalmente un cane. Poi pensò anche che, con il denaro che le avevano lasciato i “nonni”, avrebbe forse potuto realizzare il sogno della sua vita.
La sua caffetteria si sarebbe chiamata HAPPY !!!!!