il cimitero dei folli, di Ray Bradbury, recensione di Antonella Sacco

Il cimitero dei folli – Ray Bradbury * Impressioni di lettura
(Titolo originale “A Graveyard for Lunatics”, trad. Andrea Terzi; originale pubblicato nel 1990; edizione digitale italiana da me letta Mondadori, 2014)
Dunque, come ho già detto qui, “Il cimitero dei folli” è un romanzo un po’ folle, in cui il mondo del cinema sembra un posto davvero folle, appunto. Un posto in cui la realtà si mescola con la finzione: ci sono luoghi ricostruiti per girare film, persone in abiti di altre epoche, situazioni assurde, o quasi.
È un giallo, più o meno. Quello che è certo è che c’è una continua ricerca da parte del protagonista che vuole capire; tutto inizia con l’appuntamento che gli viene dato nel cimitero che è vicino agli studi cinematografici, dove incontra il manichino di un uomo morto anni prima. Da questo primo evento scaturiscono situazioni e scene al limite dell’assurdo che coinvolgono vari personaggi, legati al mondo degli studi, con il protagonista che, aiutato da altri, indaga.
Nonostante si rischi di perdersi un po’, soprattutto all’inizio (e magari anche se uno legge molto velocemente come faccio io), la storia è intrigante e avvincente. Il finale non mi ha sorpresa perché immaginavo quale sarebbe stato, ma in realtà non è quello che conta: nel caso di questo romanzo “la meta è il viaggio”, nel senso che quello che interessa è la lettura, insolita ma gustosa, non tanto come va a finire.
Il romanzo “Constance contro tutti” è il terzo volume della trilogia di cui “Il cimitero dei folli”è il secondo. Il primo è “Morte a Venice”, così dice Wikipedia.
Qui sotto un breve periodo che rende un po’ il linguaggio adottato da Bradbury.
