Riccardo Marasco al teatro Lumière di Firenze, recensione di Fausta Spazzacampagna

Una platea di fiorentini ( penso che ci fossero pochissimi “stranieri”) e Riccardo Marasco sono gli ingredienti di un’alchimia che crea immediatamente una sorta di complicità, e questo è successo ieri sera al Teatro Lumière che quest’anno sta regalando emozioni ad ogni spettacolo. Accompagnato da mandolino, maldononcello e chitarra battente (tre strumenti bellissimi come forma e come suono) del magico Silvio Trotta le cui mani sembrano farfalle sugli strumenti, entra Marasco in scena con la sua fantastica chitarra che sembra un po’ una lira, un po’ un’arpa, cantando la mitica “Alluvione” tra gli applausi calorosi del pubblico. Lo spettacolo va avanti tra canzoni più conosciute e meno note, alcune che da tanto non cantava più , saltando dall’ironia al sentimento (dolcissime Violananna e Selvaggia), tutte canzoni di cui è autore o coautore della musica e delle parole. Marasco racconta la sua vita e insieme racconta Firenze, con la sua verve di stornellatore dissacrante, con l’arguzia fiorentina che lo contraddistingue e con l’amore per la sua città che traspare da ogni canzone, come la commovente Firenze Bottegaia. Una magia che ha coinvolto tutti, presi dalla sua bravura e dalla sua simpatia. Applausi a non finire…. E obbligatori due bis….non poteva andare via senza aver cantato Teresina e la Lallera, accompagnato dal battere cadenzato delle mani…. L’avremmo volentieri ascoltato ancora!