Le sindache siciliane: riepilogo sintetico e conclusivo

E’ stato un bell’impegno ma l’ho portato a termine con infinito piacere perché amo questa terra che mi ha dato i natali, in cui ho vissuto per più di metà della mia vita, diventandovi moglie e madre e laureandomi, e dalla quale ho ricevuto tanto affetto e non solo: la Sicilia.

Ho voluto iniziare la mia analisi a tappeto di tutte le sindache italiane, sia neo elette che già in carica, proprio dalla regione più meridionale d’Italia, dall’isola più grande del Mediterraneo, dalla culla della cultura ai tempi della Magna Grecia per vedere se, finalmente, anche qui come nel resto dell’Italia ci sia un risveglio di partecipazione alla “res publica” da parte delle donne, relegate per secoli solo al ruolo di moglie e madri, che vogliano dimostrare di avere i titoli per governare piccole e grandi città.

Sono stata stimolata a far questo dalla partecipazione a uno splendido gruppo di Toponomastica Femminile, nato da un’idea di Maria Pia Ercolini che ci ha creduto così tanto da farci diventare una cifra enorme nel giro di pochi mesi da tutte le parti d’Italia e ora anche dall’estero, gruppo  che vuole stimolare i sindaci e le sindache a rinnovare gli stradari delle città da loro governate per intitolare più strade e piazze a donne meritevoli di tale onore.

Inizio dai dati puramente geografici: la Sicilia è composta di 390 Comuni suddivisi nelle 9 province nel seguente modo:

–      Messina, la provincia più grande per numero di Comuni, 108

–      Palermo, 82

–      Catania, 58

–      Agrigento, 43

–      Trapani, 24

–      Caltanissetta, 22

–      Siracusa, 21

–      Enna, 20

–      Ragusa, la più piccola, solo 12 Comuni

Attualmente, dopo le elezioni dello scorso maggio, ci sono 19 sindache al governo su 390, una percentuale del 4,8 % che pone la Sicilia al terzultimo posto della graduatoria di tutte le regioni che ho stilato e già pubblicato.

Di queste 19, 7 erano già in carica e 12 sono neo elette e sono così suddivise:

–      9 (6 neoelette + 3 già in carica) in provincia di Messina e sono l’8,3 %

–      4 (2 + 2) in quella di Catania, il 6,8 %

–      2 (1 + 1) in quella di Palermo, il 2,4 %

–      e 2 anche in quella di Agrigento, il 4,6 %

–      1 in quella di Trapani, il 4,1 %

–      e 1 pure in quella di Ragusa, l’8,3 %

Le province di Siracusa, Enna e Caltanissetta non hanno neanche una sindaca e questo è un dato, purtroppo, che non trova riscontri in altre regioni, solo la Sardegna ha una provincia senza sindache, quella di Carbonia – Iglesias, tutte le altre 106 province italiane hanno almeno 1 sindaca al governo.

E parliamo ora delle giunte di queste 19 sindache siciliane iniziando dai dati positivi per poi analizzare quelli negativi.

Le migliori giunte per presenza di donne tra gli assessori sono risultate quelle di

–      Montagnareale, 2 donne su 3 assessori

–      Sinagra, 2 donne su 3 assessori

–      Marsala, 3 donne su 5 assessori

Seguono quelle di

–      Lampedusa, 1 donna su 2

–      Capri Leone, 2 donne su 4

–      Santa Croce Camerina, 2 donne su 4

Le altre giunte hanno almeno 1 donna tra gli assessori eccetto quattro che sono totalmente al maschile, primo dato negativo, e sono

–      Siculiana, 0 donne su 3 assessori

–      Giarre, 0 su 4

–      Viagrande, 0 su 6, la peggiore

–      Corleone, 0 su 3

Altro dato negativo: nessuna sindaca siciliana si è scelta una vice sindaca donna mentre nell’analizzare le altre regioni ho trovato spesso questa situazione.

Terzo e ultimo dato negativo: solo 2 delle 19 sindache hanno accettato di rispondere alle mie interviste via mail, quelle di Siculiana e Barcellona Pozzo di Gotto, che ringrazio di vero cuore, nessuna delle altre, nonostante i miei ripetuti inviti, ha voluto almeno rispondere, per correttezza, alle mie mail di richiesta: peccato, sarebbe stato un bel ritorno d’immagine anche per loro, per far conoscere il lavoro che stanno svolgendo, per far sapere cosa voglia dire essere sindaca in Sicilia e spingere così altre colleghe a trovare il coraggio di candidarsi per cambiare, nel proprio piccolo, la gestione della “res publica”.

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