“2599 – Giuditta e Oloferne” a Sant’Alessandro ai Giogoli a Scandicci

Il tema di “Giuditta e Oloferne” ha ispirato centinaia di scritti, quadri e statue per i suoi significati intensi e per la potenza della figura femminile in rivolta: è l’apogeo della vendetta femminile sull’uomo e della fede che guida la mano contro il tiranno.

E Mario Chiarenza, psicologo, psichiatra e dottore in Lettere Classiche, autore del testo, breve ma intenso, prende spunto da questo tema per rielaborarlo in un linguaggio intriso di ardori e paure, un intreccio di amore e odio, uno scontro tra la fisicità violenta e il fluire occulto dei turbamenti dell’anima.

Giuditta, ebrea, vuole salvare la sua città, Betulia, dall’invasione decisa dal terribile generale babilonese Oloferne. Sa che è un valoroso soldato ma che è anche un uomo di cui ha “la fragile e indifesa arroganza, la baldanza dell’eroe che desidera annientare il nemico affrontandolo nella tragica solitudine che la gloria impone”.

Giuditta affronterà la sua violenza senza armi con la sola, assoluta certezza di vincere. Ogni sua frase, ogni sua parola apriranno un varco nell’anima di Oloferne e ne prepareranno la disfatta: offre il riposo, la quiete, la nostalgia, accarezza i suoi desideri più teneri e i sogni evocati dai fumi del vino e dai fantasmi dell’amore.

Cosa significa l’anno 2599 nel titolo? È un numero criptico, afferma Chiarenza, perché l’anno prossimo, nel 2013, saranno trascorsi 26 secoli dal giorno in cui Nabucodonosor II conquistò Gerusalemme e deportò i suoi abitanti sulle rive dell’Eufrate. La storia di Betulia, di Giuditta e Oloferne fa parte della stessa vicenda militare quindi siamo alla vigilia di un grande evento.

Silvia Guidi e Alessandro Riccio, per la prima volta insieme sulla scena in una mise-en-espace nella quale mito e storia s’intrecciano, ci hanno regalato un’interpretazione intensa e drammatica in cui le loro qualità artistiche si sono abilmente dispiegate e perfettamente intrecciate tra loro. Ottimo l’escamotage immaginato per rendere, in modo non cruento, la decapitazione di Oloferne ma non ve lo sveliamo per non togliere la sorpresa a coloro che andranno stasera ad applaudire questo spettacolo.

Silvia Guidi è stata una splendida scoperta, non l’avevo mai applaudita prima di ieri, straordinaria; Alessandro Riccio è ormai “un nome, una garanzia” ma il suo valore aggiunto, se così posso definirlo, è la sua incredibile poliedricità: 48 ore prima della drammatica mise en space di ieri sera l’avevo applaudito in “Gran cabaret”, il top dell’umorismo e della risata.

La storia di Giuditta e Oloferne, per coloro che non ne fossero a conoscenza, è tratta da uno dei libri dell’Antico Testamento che porta il suo nome e in particolare nei capitoli dal 10 al 13 e a questo proposito vi racconto un piccolo episodio che mi ha dato tanta gioia; ieri sera è stato distribuito in sala un foglio con il Cantico di Giuditta dal capitolo 10, appunto, del libro succitato e il protagonista e regista Alessandro Riccio mi ha detto a fine spettacolo: “mi hai dato tu l’input stamattina quando hai pubblicato nel tuo sito questo canto, ho pensato che sarebbe stato bello farlo conoscere al pubblico per arricchirlo ulteriormente”.

Grazie, Alessandro, anche per questo.