Quis ut Deus di Paolo Logli, recensione di Daniela Domenici

Sottotitolo “senza rancore, quant’è vero Iddio” e sulla copertina c’è disegnato un angelo visto di spalle vestito di bianco e con una spada verde brillante: cosa ci regalerà la lettura di questo libro?

Paolo Logli, sceneggiatore, autore teatrale, scrittore e regista di origine spezzina, ci regala una storia che definirei un affascinante melange di visionarietà e fede abilmente mescolate in una trama da thriller “innaffiata” da un bel po’ di horror trattato, però, con una sublime ironia.

Risolviamo, prima, l’enigma del titolo: che vuol dire “quis ut Deus”? E’ il motto dell’arcangelo Michele e può significare “chi, come Dio?” oppure “Chi, se non Dio?” o ancora “Chi, al posto di Dio?”: Come vedete molte le ipotesi perché la realtà è variegata e molteplice, piena di sfaccettature.

E’ un libro che affascina, intriga, fa riflettere, non lascia indifferenti; particolari e pregnanti sono le citazioni, poste a inizio di ogni capitolo, tratte, per la maggior parte, dall’ultimo dei libri della Bibbia, l’Apocalisse di san Giovanni Apostolo, ma ci sono anche versi di canzoni di Lucio Battisti, George Brassens, Roberto Vecchioni, Alberto Fortis, New Trolls, Francesco Guccini.

Seguiamo le vicende di Michele, pittore di successo, che decide di ritornare, a cinquant’anni, nella sua città natale, La Spezia, per godersi un periodo sabbatico; ma questa decisione sarà il fattore scatenante di uno “smottamento di rancore” e di una voglia di rivincita rimasta nascosta da decenni, latente in fondo all’anima. E questo rancore si trasformerà in follia e in un crescendo di orrore, sempre però descritto con deliziosa ironia, che verrà fermato solo dall’altro Michele, l’Arcangelo, il quale comincia a invadere i suoi sogni e infine andrà da lui, mandato da Dio, insieme a un compagno un po’ particolare: Lucifero.

I miei complimenti più calorosi vanno a Paolo Logli non solo per quanto appena detto ma anche, e qui parla la correttrice di bozze ed editor, per la splendida varietà del lessico nonché per il perfetto uso della punteggiatura, valore aggiunto alquanto raro e, per questo, ancora più prezioso.