“No sé si” al teatro di Rifredi a Firenze per il Florence Queer festival

Il Florence Queer Festival è giunto quest’anno alla sua decima edizione con un  programma sempre più variegato e attraente.

Nell’ambito della sezione “teatro”, che viene ospitata al Teatro di Rifredi, abbiamo assistito allo spettacolo d’esordio “No sé si” di Marta Carrasco con Alberto Velasco che hanno “provocato” il tutto esaurito in entrambe le serate.

Marta Carrasco viene definita “una delle coreografe e performer più audaci della scena catalana. Un mix esplosivo tra Pina Bausch, Pippo Delbono e Pedro Almodóvar” e si merita davvero tutti questi aggettivi e accostamenti.

Iniziamo dalla scenografia, originalissima, che è già un biglietto da visita della magia che Marta ci regalerà insieme al formidabile Alberto Velasco, lo stesso che ha partecipato al suo ultimo lavoro, Dies Irae di Mozart, e che si rivela davvero il partner ideale; quindi i miei primi complimenti vanno agli autori della scenografia, la stessa Marta, Pau Fernández e Pep Garcia Cors, a Quico Gutiérrez per le luci e a José Antonio Gutiérrez per il montaggio musiche, anche questa una scelta che mi ha personalmente dato profonde emozioni.

Marta Carrasco fa sue le parole che il drammaturgo tedesco Schiller ha scritto due secoli fa ”l’essere umano  è tale solo quando gioca, l’essere umano gioca solo quando è libero” e inventa uno spettacolo con due sorelle gemelle, una di 120 chili, il bravissimo Alberto Velasco, e l’altra di 56, la grande Marta, animate da una fisicità insolita e senza limiti,  che giocano e si divertono con la vita in assoluta libertà, con tanta forza e dirompente allegria per ricordare l’innocenza dell’infanzia e affrontare l’amore e la morte attraverso un percorso ludico ma molto intenso; e tutto questo nonostante Marta e Alberto dicano solo alcune parole in italiane, per tutto lo spettacolo parlano in spagnolo e tedesco ma la lingua non è assolutamente un ostacolo quando il messaggio è universale.

E il pubblico ride insieme a loro e applaude convinto e a lungo alla fine di questo spettacolo breve ma intenso, assolutamente provocatorio e pregnante che colpisce positivamente ed emoziona per l’originalità, l’intensità visiva (una tra tutte il momento in cui Marta dà vita al suo doppio col solo uso di una maschera poggiata sulla sua spalla, straordinaria) e la trascinante vitalità di Alberto Velasco la cui straordinaria autoironia dovrebbe essere un esempio per molti di noi.