La porta del mare al teatro Florida di Firenze, recensione di Daniela Domenici

Ieri sera ancora una new entry tra i teatri fiorentini in cui ho avuto il piacere e l’onore di essere presente come critico teatrale, il teatro Florida, per “La porta del mare”, una nuova produzione Versiliadanza di Leonardo Diana, del Teatro Cantiere Florida/ Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione.

Protagoniste di questo spettacolo le brave danzatrici Chiara Cinquini, Katia Frese e Chiara Innocenti, la coreografia è di  Leonardo Diana, le belle musiche originali sono di Andrea Serrapiglio e Luca Serrapiglio che suonano dal vivo sul palco, il disegno luci  è di Mario Bacciottini e  Luca Telleschi e i costumi  di Lucia Castellana.

Teatro pieno in ogni ordine di posti, grande attesa per questa nuova produzione che non ha deluso le aspettative: alla fine dello spettacolo esplosione di applausi e di “bravo” rivolti sia alle danzatrici che ai due musicisti ma, soprattutto, all’ideatore di tutto, Leonardo Diana.

Ammetto, con molta umiltà, di non avere una grande cultura  e preparazione nel settore danza ma ho voluto comunque assistere a questo spettacolo così particolare per la mia inesauribile curiosità; per raccontarvelo, però, preferisco prendere in prestito le parole di Leonardo Diana che ci spiega cosa sia questa sua nuova creatura: “Il Porto vive di vita propria in uno spazio sospeso, come luogo di passaggio; è la porta verso il mare. La sospensione è uno stato che caratterizza la nostra esistenza in un tempo dominato dall’instabilità e dalla precarietà del quotidiano. L’uomo contemporaneo vive nell’attesa di un cambiamento, di un passaggio verso un nuovo mondo, una qualche trasformazione che illumini il cammino incerto dettato dalla paura del dubbio e dell’ignoto. All’interno del porto si vive in un limbo meditativo, dove l’acqua del mare permette l’accesso ai pensieri più profondi, alle paure più nascoste, ma anche ai sogni apparentemente irrealizzabili. Seduto dinanzi al mare, l’osservatore guarda dentro se, contemplando l’infinità dell’orizzonte. La speranza vive tutta nella forza dei propri gesti e nell’ostinazione del credere alla forza vitale del proprio essere.

Tre donne abitano la scena come anime perdute alla ricerca della propria via da seguire e vivono la sospensione della propria intimità nell’attesa di un passaggio attraverso quella “porta del mare”.

 La musica richiama la desolazione dell’anima perduta o i suoni più vivi del respiro del luogo e accompagna il viaggio di quei personaggi che transitano tra le braccia del porto, dei gabbiani che volano e si acquietano sulla superficie delle acque ferme, in attesa di un cambiamento.”