A Nazim Ikmet di Adele Libero

E bruciano i ricordi  sulla pelle,

travi al soffitto di  dolorosa stanza,

ancore al cielo sterile di stelle,

là dove il tempo ferma ogni sostanza.

La carne è sempre viva nel dolore

dopo i morsi che tu mi desti ieri,

sfilano i chiodi del libero pensiero

per dire al mondo che non sono errore.

Schiavo sono di te, unico amore,

nulla mi saprà più dare pane

e diverso sarà questo sentire,

chiuso tra i fogli della vita stanca:

apparterrà a chi lo vuol capire,

io, uomo  strano che nell’aria arranca.

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To Nazim Ikmet

And the memories do burn on my  skin,
beams on the ceiling of the room of pain,
anchors to an heaven with no  stars,
where time can stop even  the substance.

My flesh  is always alive,  in pain,
after the bites you gave me yesterday,
the nails of free thought are taken away
to tell the world that I am not an error.

I am your slave, my  only love,
nothing will nourish me
and my  feeling will be different,

closed between the sheets of a  tired  life:
it will  belong only to understanding people,
it’s me,  strange man limping into the air.