Intervista al regista teatrale Davide Gullotta di Daniela Domenici

davide gullotta da informasicilia.

– Caro Davide, il prossimo sabato, 15 dicembre, debutterà il tuo nuovo lavoro a cui ho, umilmente, dato il mio contributo, vuoi parlarcene tu nel dettaglio?

– Naturalmente! Vorrei innanzitutto ringraziarti, Daniela, per l’opportunità che mi stai offrendo.
“Il focolare della fattoria del pino”, tratto dalla celebre novella ‘Nedda’, oltre che a rappresentare un’occasione per conoscere Giovanni Verga durante gli anni della sua ascesa, tra il 1869 e il 1874, verte su un tema che fu tanto caro allo scrittore catanese: la condizione dei ‘vinti’.
Nedda, la protagonista, vive all’interno di una società che la considera come posta “sull’ultimo gradino della scala umana”, ed è questa società che ho voluto rappresentare all’interno del mio lavoro, sottolineando la forza e l’importanza che le credenze popolari avevano presso questa comunità, una comunità che condanna ogni trasgressione.
Giovanni Verga è il vero fulcro del lavoro, protagonista attivo all’interno di questa pièce, affiancato dai vari membri della sua famiglia; lo scrittore si ritrova ad interloquire con i personaggi della novella, facendo rivivere fatti e momenti con rigore storico.
Ho ideato e scritto questo lavoro durante l’estate del 2012, facendo riferimento, attraverso i dialoghi, a vari luoghi della zona del catanese, citati all’interno della Novella: si parla di S. Giovanni la Punta, di Viagrande, Tremestieri Etneo, Mascalucia, Santa Venerina, Aci S. Antonio, Sant’Agata Li Battiati, la stessa Catania e naturalmente Vizzini, luogo di origine della famiglia Verga.
La scenografia richiamerà una piazza della contrada di Ravanusa di metà Ottocento, arricchita dal gioco di luci ed entro la quale i vari personaggi si muoveranno ed interloquiranno, accompagnati da un sottofondo musicale.
Il lavoro debutterà giorno 15 Dicembre presso il ‘Teatro Ravanusa’ all’interno stagione teatrale della compagnia “Sotto il Tocco” diretta da Michele Russo.

– Tu, nella vita di tutti i giorni, sei un docente di scuola superiore, ci racconti com’è nata la tua passione per il teatro?

– La mia passione per il teatro nasce durante l’infanzia: mio padre Giuseppe mi coinvolgeva nelle registrazioni di soggetti scritti da lui stesso, al tempo dei primi filmini 8mm.
Ho intrapreso gli studi informatici, senza tuttavia accantonare questa mia passione, ed è così che a 17 anni debuttai con la compagnia “Giovanni Grasso” di S. Giovanni La Punta con “Uno sguardo dal ponte”, nei panni di Rodolfo, sotto la regia di Adriano Chiaramida.
Fu Salvino Aiello ad introdurmi nel teatro amatoriale catanese, avendo così modo di partecipare al progetto “Assassinio nella cattedrale”.
Con la compagnia “Teatro Stabile di Mascalucia”, diretta da Mario Re, partecipai a varie commedie dialettali e brillanti in lingua, e parallelamente cominciai il mio percorso di regista con vari lavori.
Nel 1988 fui co-protagonista con Enrico Guarneri ne “L’anatra all’arancia”, sotto la regia di Romano Bernardi.
Dopo una lunga pausa dovuta a motivi di lavoro, ripresi a far teatro nel 2002, con Salvatore Sottile, interpretando diversi personaggi.
Nel 2005 collaborai nuovamente con Enrico Guarneri e, successivamente, con la compagnia “Sotto il Tocco” diretta da Michele Russo; con la compagnia “Teatro Insieme” diretta da Enzo Sasso partecipai nel novembre del 2007 al “XII Festival Nazionale di Teatro Amatoriale Premio città di Viterbo”, vincendo un premio come migliore ‘Attore non protagonista’.
Da un po’ di anni mi dedico unicamente alla regia, la mia vera passione, curando in particolar modo autori siciliani.

– Ti ho conosciuto un anno e mezzo fa, nell’aprile 2011, quando sono venuta, in veste di critico teatrale al teatro Tezzano di Catania ad applaudire “La lupa” di Verga nella tua rivisitazione registica e in cui ti eri ritagliato il ruolo del narratore; il testo che debutterà il prossimo 15 dicembre ha sempre al centro Giovanni Verga, raccontaci da cosa nasce questa tua passione per questo grande autore, maestro del verismo.

– Come hai già tu stessa affermato, Verga è stato indiscusso maestro del Verismo italiano.
Questo mio interesse è nato in seguito ad uno studio fatto su Catania e la sua storia. Mi sono ritrovato più volte, durante il tempo libero, a passeggiare per le vie che furono le stesse percorse da mio padre e ancor prima dai miei antenati: questi luoghi mi hanno fatto rivivere l’atmosfera della Catania di Verga, di De Roberto e Rapisardi, immaginando quali potessero essere stati i dialoghi che li videro coinvolti.
Giselda Fojanesi, moglie toscana di Mario Rapisardi, e della quale tu hai curato i dialoghi in fiorentino, interagisce all’interno del mio lavoro con Giovanni Verga, offrendo uno spunto per poter far riferimento anche alla vita di quest’altro importante poeta catanese, il Rapisardi per l’appunto, il quale viene citato più volte durante lo spettacolo teatrale.

– Conosco anche la tua deliziosa consorte Loredana che è una splendida musicista, so che ti segue da vicino e collabora con te, qual è il suo ruolo nella preparazione dei tuoi spettacoli?

– Il sostegno morale che mia moglie mi ha dato e continua a darmi è immenso; in questo ultimo periodo mi è stata molto vicina sia da un punto di vista affettivo che ‘professionale’, consigliandomi ed aiutandomi nella stesura e nella realizzazione del lavoro.
Questo suo aiuto è stato indispensabile, e ha anche fatto sì il gruppo risultasse maggiormente coeso, affiatato, fungendo un po’ da ‘collante’ tra i vari membri della compagnia, che vorrei ringraziare e citare uno ad uno: Giusy Vinciguerra, Alessandro Coppola, Pina Torrisi, Enza Cabbanè, Mariella Siciliano, Loretta Ferro, Pippo del Popolo, Alfio Calvagno, Annamaria Bulla (storia di Nedda); Saki Cocuzza, Melita Basile, Martina Longo, Giuseppe Gumina, Luca Andrea Coco, Claudia Guarneri (storia della famiglia Verga).

Un altro caloroso ringraziamento rivolto a mia moglie Loredana Midolo, a Luigi Contino, Patricia Raponi e Lucia Signorelli che hanno collaborato alla messa in scena del mio lavoro, rispettivamente nei ruoli di aiuto-regista, tecnico luci e musica, direttore di scena e costumista.
La mia più sincera gratitudine a questo gruppo che voglio celebrare con una frase detta da Claudia Guarneri: “Realmente ognuno di noi è un valore aggiunto ed insostituibile.. Credo che la magia di questo gruppo risieda nell’umiltà e nella voglia di trovare qualcosa (ognuno con motivazioni diverse) che va oltre un copione, oltre un costume..”.