Una commedia nera al Teatro Lungobinario, recensione di Daniela Domenici

una commedia nera

Ieri sera terzo spettacolo in cartellone al neonato Teatro Lungobinario nei pressi della Stazione Leopolda: “Una commedia nera” di Luca Palli, autore e regista di una trilogia che comprende anche “La schiuma della terra” che ha inaugurato questa stagione e “Tea” che abbiamo già recensito e applaudito al Teatro del Cestello.

Sono tre testi che Palli ha immaginato e collocato in Germania durante il periodo della dittatura nazista; quello di ieri sera, in particolare, come ci ha dichiarato l’autore e regista a fine spettacolo, è stato creato per primo, è stato il nucleo fondante che ha poi arricchito con gli altri due.

I tecnici (Daniele Nocciolini, Paola Salvadori, Luca Chelucci, Alessio Coluccia) e gli attori di tutti e tre gli spettacoli, che al Cestello sono stati messi in scena in tre serate seguenti, un vero tour de force, riuscito perfettamente, sia per gli interpreti che per tutto il personale tecnico, sono sempre gli stessi e fanno parte dell’associazione L’Araba Felice.

Un plauso collettivo a tutti loro ma un complimento in più lo merita Alessio Alloi che interpreta Alfred Henke, un ufficiale medico che è il perno su cui ruota tutta la storia, e che ancora una volta si conferma straordinario nel disegnare un “cattivo”; e insieme a lui i nostri complimenti vanno a Camilla Catani nel ruolo di Erika Mueller, impiegata nella fabbrica in cui si svolge tutta la vicenda, bravissima nel rendere tutta la drammatica complessità del suo personaggio, così come Olivia Fontani che è Ulli Bielert, l’altra giovane impiegata che ha un segreto da nascondere, anche lei formidabile nel delineare questo ruolo.

Bravi anche Simone Mengoni nel ruolo dell’altro ufficiale medico, Gustav Schneider, Tiziano Pratesi in quello di Peter Stelzer che ha l’incarico di condurre le indagini e Antonella Moschini nella parte di una collega di Schneider ed Henke.

Come ho già scritto nella recensione a “La schiuma della terra” e a “Tea” questa trilogia andrebbe rappresentata nelle scuole superiori di ogni ordine e grado affinché il messaggio di cui è portatrice possa seminare frutti di legalità nella mente e nel cuore delle giovani generazioni perché orrori come quello nazista e fascista non si debbano ripetere MAI PIU.

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