Teresina Bruno, la prima donna camionista italiana

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C’era anche lei, in prima fila, per nulla emozionata dal trovarsi davanti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e in un edificio come il Quirinale. Teresina Bruno, classe 1929, di Settimo Torinese è stata premiata ieri dal capo dello Stato per la giornata della donna. Lei, staffetta partigiana e prima camionista donna in Italia, ha preso il microfono e ha detto: «Sono solo stata una donna coraggiosa».

Teresina aveva 21 anni quando, per volere del padre, prese la patente C per iniziare la sua attività: corriere tra le industrie di Settimo e Torino. «All’epoca non c’erano i quiz, mi chiedevano: “Mi parli della frizione… Mi parli del differenziale…” e io lì che dovevo sapere tutto a memoria». Oggi Teresina Bruno ha 81 anni, ma la grinta con la quale racconta e ricorda non sembra appartenere alla sua età.

I suoi aneddoti sembrano avvenuti ieri. Teresina racconta dell’accoglienza che le riservavano gli operai delle fabbriche quando, vedendola arrivare, le aprivano i cancelli. «”Guarda, guarda, largo, arriva la signorina” dicevano. Avevano paura perché era la prima volta che vedevano una donna “in cassetta” che guidava il camion. E invece non è mai successo niente». Oddio, qualcosa è successo. Teresina lo ricorda come un episodio «simpatico ma atroce». Sulla via principale di Settimo, ancora non asfaltata e con le guide per i carri, incappò in una mandria di buoi. Quando pensò di vedere un varco tra gli animali, tentò di passare, ma una mucca scartò sulla traiettoria del suo camion: Teresina le portò via mezzo sedere. Ride l’ex staffetta partigiana: «Il bovaro mi urlava dietro: fermati cretina, fermati». Forse all’epoca rideva meno.

C’è orgoglio nelle sue parole e voglia di raccontare in modo che la sua vita sia esempio per le future generazioni: «Adesso come allora è giusto che una donna guidi un camion come un uomo faccia il sarto. Non ci devono essere differenze fra i due sessi». Ma quanti momenti difficili deve aver passato Teresina per via del suo mestiere: «Per guidare dovevo per forza indossare i pantaloni – racconta – Mia madre mi diceva: “Togliteli, non ti posso vedere”. E io rispondevo: “Ma li devo portare per lavoro, mamma”. In realtà mi sentivo come George Sand…». Poi, però, fu la stessa madre ad adattare un paio di calzoni del fratello maggiore di Teresina perché lei li indossasse:

«All’epoca – spiega ancora l’arzilla 81enne – non c’erano negozi che vendessero pantaloni da donna». Ed era sempre la madre che, prima che lei uscisse di casa con il suo Ansaldo 101, scendeva in strada a controllare che non passassero auto (ai tempi davvero rare) dando poi il via libera alla prima camionista italiana: «Vai Teresina, non c’è nessuno».

Alla cerimonia, dopo la testimonianza di Teresina per la Banca della Memoria, è stata consegnata una targa anche all’associazione di donne Idea Rom per l’impegno profuso nel campo dell’integrazione sociale della propria minoranza.

da http://www.lastampa.it

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