Una storia chiusa di Clara Sereni – Rizzoli 2012, recensione di Daniela Domenici

una storia chiusa

Un libro delicato, impegnato, forte, originale: questo e tanto altro è “Una storia chiusa” di Clara Sereni, autrice che ho “scoperto” per la prima volta e che, invece, ha già all’attivo una lunga serie di libri che spero di leggere presto.
Per darvi un’idea di cosa tratti questa sua opera prendo in prestito alcune delle parole della quarta di copertina: “…Giovanna, magistrata a rischio, costretta a vivere sotto copertura benché ormai fuori dai ranghi, cerca in una casa di riposo qualcosa che sarà pena o sollievo, dipenderà anche dalle sue scelte. I suoi compagni di viaggio si conoscono tra loro per le malattie di cui soffrono che per nome e condividerne la quotidiana fatica a sopravvivere, costantemente avvelenata dal rancore per le promesse non mantenute dalla vita, impegna Giovanna in una lotta vischiosa con se stessa…” e Clara Sereni è straordinaria nel dar voce a ognuna di queste persone che riesce a caratterizzare in un modo che fa sorridere e commuove allo stesso tempo: trova l’escamotage di suddividere la narrazione nei mesi di un anno in cui ognuna e ognuno di loro ha sempre il suo piccolo o grande spazio, una voce nella coralità.
E così conosciamo Dante, Federico, Carlo, Eugenia, Virginia, Quintina e Olga; e poi Claudia, l’assistente sociale che conosce e ama, a modo suo, ognuno di loro. E, naturalmente, Giovanna che, per vivere un’altra identità, si fa chiamare Giulia, si mette una parrucca di capelli bianchi e le lenti a contatto colorate.
Dice Claudia “…all’assistente sociale arrivano le scorie, tutti gli scarti di lavorazione e di vita che nessuno vuole prendersi in collo. Le persone che stanno qui dentro hanno pochi parenti o nessuno, sono sopravvissuti alla guerra dell’esistenza continuamente alla ricerca di un nemico da battere…”; e infatti solo alla fine della narrazione, grazie a un episodio che accade tra Carlo e Olga (e non vi dico quale per non togliervi la sorpresa) questi “compagni di viaggio” di Giovanna trovano una specie di empatia, di collaborazione, di pacificazione tra loro che Giovanna-Giulia descrive così nelle ultime righe delle 347 pagine del libro “un’armonia che non reggerà, è fatta di niente. Ma intanto decido di starci dentro, di essere parte anch’io: per adesso, finché ce la faccio, con la disperata speranza che tempi migliori possano arrivare. Prima o poi”.