“La terra delle aquile” di Giovanna Di Dio, recensione di Daniela Domenici

la terra delle aquile

copertina di Monica Nicolosi

Qualche mese fa mi è stato chiesto di leggere, recensire e presentare l’opera prima di una signora che nella vita quotidiana fa l’infermiera in un ospedale fiorentino, che è di origine siciliana (come me) e che ha figlia e nipoti nella stessa scuola in cui sono docente quest’anno: troppe coincidenze non casuali che mi hanno spinto ad accettare l’invito seduta stante senza neanche sapere di che genere di libro si trattasse e senza ancora conoscere de visu l’autrice.

Sono felice di averlo fatto perché “La terra delle aquile” di Giovanna Di Dio è un libro davvero originale: è un fantasy dall’intreccio appassionante in cui l’autrice ha voluto racchiudere tanti input di riflessione e di cui sta scrivendo il sequel, come mi ha detto in anteprima quando ci siamo incontrate.

La tematica più importante del libro, una sorta di fil rouge, è quella dell’amicizia e della collaborazione tra i protagonisti, indipendentemente dalla loro età anagrafica, che è fondamentale per risolvere situazioni complicate, di emergenza improvvisa, all’apparenza quasi “mission impossible”: alla fine il bene trionferà come in ogni fiaba che si rispetti e i protagonisti ne usciranno arricchiti, cresciuti psicologicamente grazie alla loro solidarietà costruttiva.

Un altro tema che emerge è quello dell’amore per gli animali che l’autrice addirittura personifica, sia le aquile, quelle bianche e buone, che i lupi principi sono in grado di comprendere il linguaggio degli umani e questo sarà un input in più di collaborazione, non solo quindi tra umani ma anche tra animali e umani perché nella Terra delle Aquile torni la pace e  l’armonia iniziale.

E infine un terzo spunto che mi ha colpito è quello dell’assoluta parità di ruoli e di iniziative tra ragazze e ragazzi: Monica, Vittoria, Lauretta e Amy collaborano fattivamente, all’interno del gruppo, con Markus, Elia e Albert affinché la principessa Rossana e suo padre, il re Sygion, vengano liberati, il re Gerard smetta di spadroneggiare, le Montagne Benedette tornino a essere il luogo ideale di vita dei lupi principi, le aquile nere (cattive) vengano sconfitte da quelle bianche (le buone) perché la “Terra delle Aquile”, suddivisa nei due regni di Pàrrada e Comodo, torni a essere quel luogo magico, senza divisioni, senza odio, pieno di natura rigogliosa e di animali straordinari, che il primo uomo, uno stregone buono, aveva creato e fatto popolare grazie alla collaborazione delle amiche aquile.