“Abbassamento del Rating” di Adele Libero

 abbassamento rating

 

Dopo l’annuncio, di ieri, che l’Agenzia di Rating Standard and Poor’s ha abbassato nuovamente il Rating dell’Italia a BBB-, appena un livello al di sopra dei cosiddetti “titoli spazzatura”, mi sarei aspettata una ridda di reazioni, ovviamente negative. Il  Governo attuale, infatti,  nonostante le tanto sbandierate Riforme, delle quali peraltro nessuna è ancora andata in porto salvo uno striminzito Job Act che porterà a poco, non è riuscito a far migliorare nessuno dei macro-indicatori economici, vale a dire a far crescere anche di poco l’economia italiana.

 

Ma finora ho registrato solo “morbide critiche” ed, anzi,  stamattina in radio un ascoltatore lamentava che l’Agenzia di Rating avrebbe dovuto aspettare il completamento delle Riforme per valutare il nostro Paese e che il momento per abbassare il giudizio era poco opportuno. Mi sono resa conto, ancora una volta,  che  molti non hanno compreso che le Agenzie di Rating, lungi dall’essere lo strumento di una guerra economica tra America ed Europa, come pure ventilato, hanno il diritto-dovere di informare i risparmiatori, coloro che acquistano titoli, della loro bontà. Il giudizio serve a valutare il grado di rischio che corre chi li detiene in portafoglio e, ovviamente, più è alto detto rischio  e più diventa  negativo il giudizio stesso.

 

Quindi se il PIL non aumenta, se il debito pubblico, invece, continua a correre e non si fanno tagli importanti alla spesa pubblica, le Agenzie non possono far altro che prenderne atto ed agire tempestivamente. Del resto sono anni che non si fanno politiche vere di tagli alla spesa. L’unico vero taglio lo fece il Governo Monti, sulla pelle e sulle tasche dei pensionati e degli esodandi. Poi ci sono stati vari Commissari, ultimo Cottarelli, che hanno suggerito dove e come ridurre le spese. Ma evidentemente sono rimasti inascoltati.

 

Il  debito pubblico, quindi,  non accenna a diminuire e secondo il Ministro delle Finanze dovrebbe iniziare a scendere solo nel 2016.  Ma già lunedì vedremo come reagiranno i mercati a questa importante novità.  E’ facile prevedere un aumento del famoso “spread”, salvo che Draghi, il direttore della BCE, non si liberi dalla morsa tedesca e non annunci massicci acquisti di titoli di Stato italiano.

 

 

 

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