Biblioteca Malatestiana a Cesena, la prima biblioteca civica d’Italia e d’Europa

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La Biblioteca Malatestiana di Cesena è una biblioteca monastica di particolare importanza storica. Fondata alla metà del XV secolo, detiene due primati assoluti: è stata la prima biblioteca civica d’Italia[1][2] e d’Europa[3]; è l’unico esempio di biblioteca monastica umanistica giunta fino a noi perfettamente conservata nell’edificio, negli arredi e nella dotazione libraria[4].

L’UNESCO ha riconosciuto l’importanza culturale della Malatestiana inserendola, prima in Italia, nel Registro della Memoria del Mondo[5][6]. Il 19 settembre 2008, Poste Italiane ha emesso un francobollo dedicato alla biblioteca, sulla serie tematica “Il patrimonio artistico e culturale italiano”[7].

Oggi vi sono conservati quasi 250 000 volumi, di cui 287 incunaboli, circa 4 000 cinquecentine, 1 753 manoscritti che spaziano fra il XVI secolo e il XIX secolo e oltre 17 000 lettere e autografi[8]; mentre nella sezione moderna della biblioteca sono presenti oltre centomila volumi.

Inoltre vi ha sede la Società di Studi Romagnoli, istituzione fondata nel 1949.

Intorno agli anni ’40 del XV secolo i locali frati Francescani, disponendo di un numero di codici ormai superiore alla capacità della loro piccola biblioteca, chiesero a Domenico Malatesta, Signore di Cesena, i fondi per l’edificazione per una nuova libraria. I lavori vennero affidati all’architetto Matteo Nuti da Fano, discepolo di Leon Battista Alberti, ebbero inizio nel 1447 e già nel 1452 l’aula, ricavata nel braccio orientale del convento di San Francesco, un tempo adibito a dormitorio, poteva dirsi conclusa. Occorsero poi due anni per la sistemazione dei codici e la realizzazione del portale in noce di Agostino di Duccio[9]; il 15 agosto 1454 il nuovo studium veniva aperto al pubblico[10].

La Biblioteca Malatestiana è la prima biblioteca civica d’Italia, di proprietà cioè dell’Amministrazione Comunale nonché visitabile da tutti i cittadini, ma la custodia fu affidata ai frati Francescani. Questa doppia responsabilità sulla biblioteca, sancita dalla presenza di un doppia chiave per accedervi, è ritenuta dagli studiosi uno degli aspetti che ha portato la Malatestiana al suo primato maggiore: quella di essere l’unica biblioteca di tipo umanistico-conventuale al mondo ad aver mantenuto intatti struttura, arredo e codici fin dalla sua apertura, cioè per più di cinquecento anni[10].

Morto Malatesta Novello e terminata la signoria, la biblioteca poté vivere grazie alla lungimiranza del suo mecenate che la dotò di una rendita. Solo durante il periodo napoleonico, dal 1797 al 1814, l’intero complesso fu trasformato in caserma e il patrimonio librario corse seriamente il rischio di essere smembrato.

Nel convento fu disposto il primo nucleo della biblioteca comunale e le aule scolastiche del Liceo Ginnasio (che nel 2008 furono trasferite nel Cubo, una nuova sede in condivisione con l’Istituto Tecnico per Geometri)[11]. La lunga serie di trasformazioni edilizie cui il complesso fu sottoposto in seguito non fece che rafforzare la sua caratterizzazione in senso culturale che anche oggi rimane fortissima.[10]

Bozza di un dipinto ottocentesco che rappresenta Malatesta Novello nel momento dell’inaugurazione della Biblioteca Malatestiana

Dal 1983, al pian terreno è situata la sezione moderna della biblioteca comunale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_Malatestiana