“Il valore del mio tempo”, racconto di Nuccia Isgrò

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Dolcemente struggente, straordinariamente vero, assolutamente originale: questo e tanto altro ancora è “Il valore del tempo”, un racconto della scrittrice e docente milazzese Nuccia Isgrò, dedicato a sua suocera, con il quale si è classificata terza al concorso letterario “Tempovissuto” 2010/2011.

È originalissimo perché Isgrò riesce, magicamente e magistralmente, a impersonarsi nella protagonista, una donna anziana e malata, e a vedere il mondo che la circonda attraverso i suoi occhi; ed è assolutamente vero perché è un ritratto impietoso di come molto spesso non siamo capaci, spesso per indifferenza, di andare oltre l’apparenza per capire quali siano le reali esigenze, le aspettative delle persone anziane, che siano parenti o amici, con cui entriamo in contatto e dolcemente struggente quando conclude “Una domanda, però, è sempre in me: agli occhi di Dio conta di più il tempo vissuto, quello lontano nel tempo, quando ero sempre me stessa, lavoravo, producevo, non ero un “peso”, anzi aiutavo e forse avevo un valore per gli altri, o anche il mio tempo presente, se soppesato, è prezioso? È un tempo presente vissuto in poltrona, con la memoria lontana persa in un passato remoto in cui gli uomini non tornano con i ricordi, ma rivivono solo per poco, con le parole di gesti passati che non hanno fatto la storia. Ora chiudo gli occhi, sono stanca, non dormo, ascolto chi mi vive accanto perché costretta dagli eventi, cerco la sua mano, è l’unico contatto vivo in questo pomeriggio… forse d’inverno…”.

Sarebbe auspicabile che questo racconto di Isgrò avesse una maggiore diffusione soprattutto tra i giovani ma non solo; personalmente la ringrazio di vero cuore per averlo scritto regalandomi emozione e commozione.

 

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