“De Andrè? Meglio togliere il suo nome…”, riflessione di Daniela Domenici

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Da dieci mesi sono cittadina di Scandicci e dallo stesso periodo di tempo usufruisco, con immenso piacere vista la sua perfetta puntualità e frequenza, della tramvia che collega la stazione di Santa Maria Novella con Scandicci, appunto.

La fermata più vicina a casa mia, la penultima prima del capolinea, è intitolata a Fabrizio De Andrè, l’amatissimo Faber, mentre quella subito prima si chiama Resistenza.

La cosa che mi colpisce ogni volta che salgo alla mia fermata e poi vedo quella di Resistenza è l’abisso di manutenzione tra le due. La “mia” è completamente abbandonata, erba incolta e alta, tanta spazzatura, biciclette a pezzi e consimili; quella di Resistenza, invece, forse perché la fermata del Comune (e del sindaco, di conseguenza), sembra una vetrina, negozi eleganti, tanti bar, una libreria, la posta et similia.

Questa antitesi nel giro di una sola fermata, meno di un chilometro…non vi sembra assurdo? Faber che tanto amava la natura da aver scelto di vivere, come ho potuto constatare de visu a luglio scorso in Sardegna, nel suo verde e silenzioso agriturismo a Tempio Pausania starà sicuramente protestando per questa intitolazione a lui di una fermata che è anche pericolosa dal punto di vista sanitario dato che lì vicino c’è un istituto superiore e una scuola media…oltre che un campo rom…