“La bambina dietro allo specchio” di Matteo Astone, recensione di Daniela Domenici

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Un’altra splendida fiaba mi ha “chiamato” da Amazon e mi ha fatto innamorare: è “La bambina dietro allo specchio” di Matteo Astone di cui, prima di leggere il suo libro, non ho voluto sapere niente né a livello biografico né come recensioni precedenti (com’è mia abitudine) per “viverlo” come mi piacer fare da sempre.

Ha una mole alquanto ragguardevole ma vola via in un soffio tra sorrisi e commozioni grazie alle perfette illustrazioni che lo corredano che immagino siano dello stesso autore. Quasi ogni paragrafo ci regala una goccia di riflessione, sempre in modo leggero, soprattutto sulla tematica dell’accoglienza del “diverso” che sia una zingarella come Celeste, un anziano come Anes, un personaggio un po’ fuori dalle righe come il vagabondo Patapà o come il bambino Ninì. Ognuno ha una sua ricchezza interiore che solo chi vede oltre lo specchio, l’apparenza, solo chi percepisce l’anima dell’altro/a, solo chi conserva l’animo bambino può percepire e apprezzare nel giusto modo.

Deliziosa l’idea di chiamare il re e la regina del villaggio in cui avviene la storia Gioacchino e Anna come i genitori di Maria e stupenda quella della scatola magica di Patapà che agli altri sembra solo una comune scatola di legno e che solo Celeste può apprezzare perché solo lei sa vedere oltre.

Struggente l’epilogo con le ultime parole del vagabondo (oggi lo chiameremmo homeless) Patapà quando lascia il villaggio dove tutto è tornato al suo posto anche grazie a lui e alla sua amicizia con Celeste…che è diventata una stella…