“Alice la bambina babilonia” di Anna Russo, recensione di Daniela Domenici

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Un’altra deliziosa fiaba scritta da una donna per arricchire la mia raccolta personale e l’angolo fiabe del mio sito: “Alice la bambina babilonia” di Anna Russo è la storia di una bambina assolutamente adorabile che ha una famiglia non-famiglia perché la mamma, pilota, è russa, il papà, steward, è giapponese, la tata è ungherese e, dulcis in fundo, abitano in Francia…più Babilonia di così…la mamma non capisce la lingua del papà e viceversa ed entrambi non capiscono il francese di Alice, non s’incontrano quasi mai per i loro diversi turni di volo e Alice è così costretta a “inventarsi” una vita tutta sua in cui le monellerie più fantasiose sono il suo modo di attrarre l’attenzione che le manca e che desidererebbe.

Un giorno una nuova famiglia che ha un bambino, Robin, della sua stessa età (ma anche l’età di Alice è un dato opinabile e scoprirete perché leggendolo…), e anche un cane, viene a vivere vicino alla sua e lì la sua creatività per nuove monellerie da mettere in pratica anche a scuola raggiunge il top.

Ma come in tutte le fiabe che si rispettino c’è un lieto fine assolutamente inimmaginabile che fa sorridere e commuovere e che non vi anticiperò, naturalmente…solo alcune frasi tratte dall’ultima pagina della fiaba “…mamma e figlia inventarono una lingua tutta loro fatta di comprensione, tenerezza e amore. Ogni sera aggiungevano una parola nuova ad un fantastico vocabolario…”: perché non proviamo tutte a farlo?