non è una battaglia armata quella culturale, di Loredana De Vita

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Bisogna essere molto cauti, è facile ripiombare in interpretazioni che sollecitano ancora più fortemente gli stereotipi di genere. Sia le donne che gli uomini, insieme, devono combatterli, devono imporre a se stessi e agli altri di essere più vigili rispetto a quello che accade intorno a noi e anche un po’ più distante. Certi atteggiamenti, quando si tratta di “cultura” o pseudo tale, sono rapidi a diffondersi come nuove “mode” cancellando in un attimo anni e anni di lotte, dibattiti, confronti e nuovi inizi.

Non è una battaglia armata, quella culturale, ma non è meno violenta verso coloro che si trovano sempre dalla parte del più debole. E’ una battaglia da condurre armati di senso e di coscienza, di giustizia e libertà, di rispetto e amore per la vita e per l’esistenza.

Non bisogna cavalcare i percorsi più facili e meno coinvolgenti, bisogna dare, invece, spazio e voce alla responsabilità personale e sociale verso l’altro. Solo così le storie di donne come “Maria”, ma anche Giustina, Alessia, Angela, Daniela, Victory, Caterina, Jennifer e le troppe altre… troveranno la voce che meritano nella memoria attiva di ciascuno.

Ora, più che sempre, bisogna parlare, dibattere, sconvolgere e coinvolgere le giovani donne e i giovani uomini che si aprono alla vita e che devono imparare a conoscersi e amarsi degnamente. Ora, più che sempre, è necessario che ciascuno sia testimone delle voci perdute ma mai dimenticate come quella di “Maria” e di tutte le troppe altre…

Ora più che sempre mi sembra giusto ricordare che il percorso della testimonianza non è sterile e fine a se stesso, ma è un percorso di studio, conoscenza, analisi, coinvolgimento attivo…

Ciascuno è in grado di scegliere la propria direzione e il proprio senso, ma ciascuno deve in questa scelta tener ben presente la vita dell’altro. Questo il mio percorso, attraverso i miei libri, che mi ha portato a essere voce testimone di “Maria” e di tutte coloro che in lei sanno riconoscersi e ritrovarsi.

Non è necessario essere state vittime per agire, ma è necessaria una profonda consapevolezza di sé e dell’altro.

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