“Malesigu” nel carcere di Sollicciano, racconto di Daniela Domenici

Una settimana fa gli alunni e le alunne di tre scuole superiori, insieme ai/lle loro docenti, sono entrati nel teatro del carcere di Sollicciano per assistere a “Malesigu”; c’ero anch’io, naturalmente, e vi racconto le mie emozioni.

Intanto cosa vuol dire “malesigu”? In dialetto sardo vuol dire maligno, bizzarro, irrequieto, vivace. Con questo appellativo viene chiamato da bambino il protagonista, Massimo Bono, che è anche l’autore del monologo, montato e diretto dalla regista Elisa Taddei.

Antonella Landi, docente al liceo artistico di Porta Romana e blogger, che lo ha visto tre anni fa così racconta “Malesigu lo chiamavano quando fuggì una volta dall’asilo delle suore, quando subiva le lezioni della maestra elementare Pintus, quando distrusse con le proprie mani l’orto della contadina che aveva rifilato un pacco di verdure marce alla sua mamma. Malesigu lo chiamava sempre suo padre quando non studiava, quando lanciava sacchi di letame sui muri. Quando aveva 11 anni la sua famiglia si trasferì in un paesino della Toscana, ad Abbadia San Salvatore, dove faceva anche il guardiano delle pecore. In un’occasione Malesigu trovò una scappatoia: condotte le pecore in collina, le lasciò sole e a cavallo raggiunse il paese per divertirsi… Massimo Bono, detenuto di Sollicciano con davanti a sé ancora tanti anni da scontare per una colpa che non ci è dato di sapere, ha messo la sua vita in un monologo teatrale…naturalmente me ne sono innamorata”: anche io… e non avrei saputo descrivere meglio lo struggente, doloroso, vero racconto dei primi diciotto anni della sua vita che è anche un inno alla sua amatissima terra di Sardegna (e infatti in molti momenti parla in lingua sarda stretta) e alla libertà di lanciarsi col paracadute (Massimo è stato un paracadutista durante la leva).

Come forse ormai sapete da quattro mesi insegno a Sollicciano e Massimo è un mio alunno quindi, lo ammetto, non riesco (e non voglio) essere distaccata come una vera recensora teatrale…

Al termine del monologo venerdì scorso la regista ha invitato docenti e allievi/e a rivolgere domande a lei e a Massimo. Ho iniziato io chiedendogli che messaggio vuole dare con il suo monologo alle/gli docenti e alle/gli studentesse/i; ha risposto a questa mia dopo un po’ quando una studentessa gli ha rivolto una domanda spontanea, prevedibile ma fuori luogo e lui con pacatezza ma grande fermezza ha saputo trovare le parole adatte.

L’altro ieri “Malesigu” è entrato anche a palazzo Medici Riccardi ma, purtroppo, non ho potuto essere presente per motivi scolastici; sono sicura che Massimo, insieme alla sua splendida regista, avrà saputo trasmettere, anche in quella location così diversa dal teatro del carcere, tutte le emozioni che mi ha regalato venerdì scorso.

http://www.antonellalandi.com/blog/?p=9463

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